Tag Archives: emergency medicine

Una voce fuori dal coro sull’utilità dell’Acido Tranexamico nel trauma.

4 Sep

I risultati dello studio CRASH-2 hanno portato prepotentemente all’attenzione dei professinisti sanitari l’uso dell’acido Tranexamico nel paziente traumatizzato.

Anche MEDEST qualche mese fa ha pubblicato un articolo in proposito, in cui oltre ad evidenziare i risultati dello studio veniva caldeggiata l’ipotesi che tutti i sistemi d’emergenza prendessero in considerazione l’inserimento dell’Acido Tranexamico nei propri protocolli sul politrauma.

L’entusiasmo è generale e scorrendo la letteratura è molto difficile trovare voci meno che entusiastiche sul tema. Nessuna traccia di dissenso.

E’ quindi con favore che accogliamo ed ospitiamo questo recente editoriale pubblicato su “The Medical Journal of Australia” dal titolo “Trauma and tranexamic acid” ed a firma di Russell L Gruen, Ian G Jacobs a e Michael C Reade (credits).

In sostanza gli autori sottolineano alcuni dubbi sia sul metodo che sul merito. Vediamo quali:

  1. Solo il 2% dei pazienti arruolati da CRASH-2 sono assimilabili a quelli trattati nei moderni sistemi trauma (nonostante lo studio si sia svolto in luoghi che hanno trauma systems molto avanzati) in cui l’accesso ai prodotti ematici, alla radiologia interventistica, alla damage-control surgery ed in generale all’area intensiva sono routinariamente disponibili. La mortalità di base indicata nel lavoro infatti è molto superiore a quella dei sistema trauma più evoluti, e questo potrebbe aver condizionato la significatività statistica a favore della sopravvivenza.
  2. Sembra molto sotto-investigata la possibile interazione dell’Acido Tranexamico con altre terapie tese a contrastare il sanguinamento e le coagulopatie post-trauma. Lo stato ipercoagulativo indotto dall’Acido Tranexamico potrebbe infatti (teoricamente) favorire l’insorgenza di complicanze spesso fatali, come l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda, tipiche del paziente politraumatizzato. Queste complicanze che nel CRASH-2 sono molto rare, nello studio parallelo, condotto in ambito militare (MATTERs study), sono rispettivamente 9 e 12 volte maggiori nella popolazione trattata con Acido Tranexamico rispetto a quella di controllo.
  3. Alcuni dubbi inoltre sorgono sull’effetto biochimico dell’acido tranexamico che riducendo l’azione fibrinolitica della plasmina tende ad indurre una coagulopatia acuta post-traumatica (ATC). Questa complicanza è in effetti poco correlata con il trauma in se stesso (sol 1 paziente su 10 ne soffre), mentre sembra essere molto frequente (per circa il 50% dei casi) nei pazienti politraumatizzati che vengono massivamente trasfusi. E visto che l’acido Tranexamico è frequentemente parte dei protocolli in cui sono previsti alte dosi di emazie concentrate o di altri fattori ematici, il dubbio sorge spontaneo. Nel CRASH-2 questa possibile correlazione non viene adeguatamente indagata e smentita.

Sicuramente uno studio, anche se ben potenziato e condotto rigorosamente, non può essere conclusivo. I dubbi espressi nell’articolo menzionato sono legittimi sia dal punto di vista scientifico, che metodologico.

A tal proposito sono già in programma (negli USA ed in Australai) altri trial che prenderanno in considerazione, cercando di dargli una risposta, i  dubbi lasciati irrisolti da CRASH-2.

Attendiamo fiduciosi e vigiliamo su ogni possibile cambiamento.

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References:

Russell L Gruen, Ian G Jacobs and Michael C Reade. Trauma and tranexamic acid.

Customized Anaphylaxis Guidelines for Emergency Medicine. L’anafilassi in medicina d’urgenza.

28 Aug

Molti episodi di anafilassi vengono gestiti in fase preospedaliera ed in Pronto Soccorso dai professionisti di medicina d’urgenza.

La manifestazione dell’anafilassi in questi setting è spesso diverso da quello che si presenta allo specialista allergologo.

Molti dati fanno intravedere come in emergenza l’anafilassi viene spesso miscomosciuta ed il suo trattamento è spesso inadeguato per mancanza di linee guida e protocolli adeguati alla medicina d’urgenza.

In questo lavoro pubblicato sul Journal of Emergency Medicine gli autori adeguano le attuali linee guida sull’anafilassi per l’utilizzo da parte del professionista sanitario che lavora in emergenza medica sia intra che extraospedaliera.

Most episodes of anaphylaxis are managed in emergency medical settings, where the cardinal signs and symptoms often differ from those observed in the allergy clinic. Data suggest that low recognition of anaphylaxis in the emergency setting may relate to inaccurate coding and lack of a standard, practical definition.
In the following article published on Journal of Emergency Medicine the actual guidelines on Anaphylaxis are customized for prehospital and ED professionals.

Anaphylaxis Guidelines for Emergency Medicine J Emerg Med. 2013;45(2):299-306.

Bottom line:

Focus on diagnosis! Don’t miss anaphylaxis!

  • It is important to recognize that the patient may not present with life-threatening symptoms.

  • Even when the initial symptoms are mild, there is significant potential for rapid progression to a severe reaction, which may prove fatal.

  • It often is impossible to predict the ultimate severity of an anaphylactic episode at the time of onset.

  • Any delay in appropriate treatment increases the potential for morbidity and mortality.

Give i.m. epinephrine as first line treatment when anaphylaxis in the most likely diagnosis!

  • The dose is 0.01 mg/kg of a 1:1000 (1 mg/mL)solution to a maximum of 0.5 mg in adults or 0.3 mg in children. Depending on the severity of the episode and the response to the initial injection, this dose can be repeated every 5–15 min as needed.

  • There are no absolute contraindications to the use of Epinephrine for Anaphylaxis. Serious adverse effects are very rare when Epinephrine is administered at the appropriate Intramuscular doses for anaphylaxis.

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Avoiding common cognitive bias. Know thyself!

24 Aug

“You are a creature impelled to hope. As you attempt to make sense of the world, you focus on what falls into place and neglect that which doesn’t fit, and there is so much in life that does not fit.”

You see what you want to see and ignore the rest. When what you want to see is something meaningful, you ignore all the things in the story of your life that are meaningless. You see what you want to see and ignore the rest.”

“For any plan to work, every team needs at least one asshole who doesn’t give a shit if he or she gets fired or exiled or excommunicated. 
For a group to make good decisions, they must allow dissent and convince everyone they are free to speak their mind without risk of punishment.

Be that asshole.

Feel free to dissent!

dissent

References:

You Are Not So Smart: Why You Have Too Many Friends on Facebook, Why Your Memory Is Mostly Fiction, and 46 Other Ways You’re Deluding Yourself by David McRaney

Cardiac arrest complicating emergency airway management

24 Aug

References:

Incidence and factors associated with cardiac arrest complicating emergency airway management

RAPID: Ticagrelor e Copidogrel a confronto nel paziente con STEMI.

8 Aug

Comparison of Prasugrel and Ticagrelor Loading Doses in ST-Segment Elevation Myocardial Infarction Patients

RAPID (Rapid Activity of Platelet Inhibitor Drugs) Primary PCI Study

Guido Parodi, MD, PHD, Renato Valenti, MD, Benedetta Bellandi, MD, Angela Migliorini, MD, Rossella Marcucci, MD, Vincenzo Comito, MD, Nazario Carrabba, MD, Alberto Santini, MD, Gian Franco Gensini, MD, Rosanna Abbate, MD, David Antoniucci, MD Florence, Italy

OBJECTIVES: This study sought to compare the action of prasugrel and ticagrelor in ST-segment elevation myocardial infarction (STEMI) patients undergoing primary percutaneous coronary intervention (PPCI). BACKGROUND: It has been documented that prasugrel and ticagrelor are able to provide effective platelet inhibition 2 h after a loading dose (LD). However, the pharmacodynamic measurements after prasugrel and ticagrelor LD have been provided by assessing only healthy volunteers or subjects with stable coronary artery disease. METHODS: Fifty patients with STEMI undergoing PPCI with bivalirudin monotherapy were randomized to receive 60 mg prasugrel LD (n = 25) or 180 mg ticagrelor LD (n = 25). Residual platelet reactivity was assessed by VerifyNow at baseline and 2, 4, 8, and 12 h after LD. RESULTS: Platelet reactivity units (PRU) 2 h after the LD (study primary endpoint) were 217 (12 to 279) and 275 (88 to 305) in the prasugrel and ticagrelor groups, respectively (p = NS), satisfying pre-specified noninferiority criteria. High residual platelet reactivity (HRPR) (PRU ≥240) was found in 44%and 60% of patients (p = 0.258) at 2 h. The mean time to achieve a PRU <240 was 3 ± 2 h and 5 ± 4 h in the prasugrel and ticagrelor groups, respectively. The independent predictors of HRPR at 2 h were morphine use (odds ratio: 5.29; 95% confidence interval: 1.44 to 19.49; p = 0.012) and baseline PRU value (odds ratio: 1.014; 95% confidence interval: 1.00 to 1.03; p = 0.046). CONCLUSIONS: In patients with STEMI, prasugrel showed to be noninferior as compared with ticagrelor in terms of residual platelet reactivity 2 h after the LD. The 2 drugs provide an effective platelet inhibition 2 h after the LD in only a half of patients, and at least 4 h are required to achieve an effective platelet inhibition in the majority of patients. Morphine use is associated with a delayed activity of these agents. (Rapid Activity of Platelet Inhibitor Drugs Study, NCT01510171).

Abbiamo parlato con uno degli autori del lavoro: Guido Parodi, cardiologo interventista della Dipartimento del cuore e dei vasi al Policlinico Ospedaliero Universitario di Careggi a Firenze.

Logo MEDEST2Guido buongiorno e grazie di aver accettato il nostro invito

Buongiorno a tutti

Logo MEDEST2Quali sono le implicazioni  del vostro sudio per l’emergenza sanitaria preospedaliera.

Sicuramente la somministrazione dell’antiaggregante precocemente sul territorio ha un benefit sia in termini di flusso Timi all’arrivo in sala di emodinamica che di re-stenosi e di mortalità sul paziete con STEMI che viene sottoposto a PCI.

 Logo MEDEST2Quindi l’ASA somministrata dal medico d’emergenza a casa del paziente è ancora un cardine nella terapia dello STEMI

Direi di si, anzi i dati evidenziano una tendenziale preferenza per dosaggi alti e via di somministrazione rapida (Aceltisalicilato di Lisina ev ndr) come opzione migliore sull’inibizione della catena dell’acido arachidonico.

Logo MEDEST2Parliamo ora dei nuovi antiaggreganti piastrinici. Ha un vantaggio la loro somministrazione in fase preospedaliera, e la doppia antiaggregazione già a casa del paziente è un’opzione valida e priva di rischi

Siamo ancora in attesa dei risultati dei due grossi trial (ACCOAST ed ATLANTIS ndr) che indagano questo aspetto, anche se le prime indiscrezioni rivelano come un aumento dei sanguinamenti maggiori abbia costituito un elemento limitante perlomeno per uno di essi. Sicuramente i nostri dati indicano come l’attività antipiastirnica, sia del Prasugrel che del Ticagrelor  abbia bisogno di almeno 4 ore dalla LD (loading dose ndr) prima di raggiungere livelli efficaci

Logo MEDEST2Concordi quindi che in attesa di dati certi sull’efficacia e la sicurezza  dell’uso preospedaliero di questi nuovi antiaggreganti convenga concentrare le nostre energie sull’efficacia organizzativa e sulla riduzione dei tempi nel paziente con STEMI

Sicuramente la riduzione del tempo tra il FMC (first medical contact ndr) e l’arrivo del paziente alla porta dell’ospedale in questo momento garantisce un maggiore beneficio sull’outcome del paziente ed è quindi prioritario

Logo MEDEST2Ho notato che tu escludi a priori il Clopidogrel dall’uso in emergenza. Confermi quindi quelli che sono le indicazioni della review apparsa sul JAMA lo scorso anno: nessun beneficio, tempi d’azione lunghi, aumento dei rischio sanguinamento non giustificato.

Assolutamente si, riserverei l’utilizzo del Clopidogrel solo in pazienti selezionati e ne sconsiglio l’uso routinario in emergenza.

Logo MEDEST2Passiamo ora alle considerazioni sull’anticoagulante di scelta. Eparina non frazionata, a basso peso molecolare o cos’altro

L’eparina non frazionata (anche se di classe I B ndr) ha un suo ruolo visto il rapporto favorevolissimo tra impatto economico ed efficacia rispetto ad esempio alla Bivaluridina che ha costi estremamente elevati (attualmente non proponibili per la maggior parte dei sistemi d’emergenza ndr). Vorrei comunque puntualizzare come la via di somministrazione sottocutanea sia assolutamente da evitare; non ci permette infatti di misurare lo stato coagulativo del paziente che giunge in sala, e rende difficile un eventuale shift ad altri tipi di eparina che noi usiamo comunemente. Quindi eparina non frazionata, ma endovena ai dosaggi raccomandati dalle attuali linee guida.

Logo MEDEST2Leggendo i risultati del vostro trial, tra essi noto al punto 4 come la morfina rallenti l’attività antipiastrinica sia del Ticagrelor che del Prasugrel. Ci puoi dire di più a proposito

La morfina nell’analisi statistica retrospettiva è risultato un fattore di regressione negativo riguardo ad uno degli end-point secondari (HRPR high residual platelet reactivity ndr). Il rallentamento della motilità gastrica ed il vomito possono essere le spiegazioni di tale effetto; bisogna comunque anche evidenziare che i pazienti che ricevono morfina sono quelli tendenzialmente più sofferenti con un livello di vasocostrizione già elevato e precedente la somministrazione dell’oppiaceo.

Logo MEDEST2Quale atteggiamento consigli in funzione di tale osservazione riguardo all’analgesia del paziente STEMI, ed all’uso della morfina.

L’uso dei Nitrati (in aggiunta all’ASA ndr) come farmaco di primo impatto per l’analgesia potrebbe essere una scelta razionale che rimane nell’ambito delle evidenze attuali. Limiterei l’uso della Morfina ai casi di dolore refrattario a questo trattamento (obbligatorio l’uso di una scala di valutazione del dolore che ne permette il monitoraggio nel tempo ed il raggiungimento del target desiderato ndr) arginando così il numero di pazienti che ricevono oppiacei e rispettando allo stesso tempo il diritto all’analgesia

Logo MEDEST2Un oppiode di sintesi, fentanyl o remifentanyl ad esempio, potrebbe essere a tuo parere un’alternativa valida

Non sono a conoscenza di dati in merito. Potrebbe essere uno spunto di studio ulteriore.

Logo MEDEST2Infine una domanda che va oltre gli argomenti del trial ma che sta molto a cuore a tutti noi che lavoriamo sul territorio ed in emergenza in generale, e che riguarda anche voi cardiologi interventisti. I pazienti che recuperano un circolo sul territorio che tipo di priorità diagnostica dovrebbero avere una volta arrivati in DEA

A questo proposito non vi è dubbio, anche alla luce di dati oramai solidi e già recepiti della linee guida internazionali, che questi pazienti, a meno di una eziologia già chiaramente delineata in altro senso, penso al trauma all’evento neurologico ad esempio, dovrebbero di default effettuare uno studio coronarico per escludere cause ischemiche o predisponenti ad aritmie ipercinetiche ventricolari. In entrambi i casi la PCI rispettivamente  o il posizionamento di un ICD porterebbero alla cura ed alla dimissione precoce.

Logo MEDEST2Guido grazie e buon proseguimento del tuo lavoro

Grazie a voi tutti ed a presto.

Logo MEDEST2

Riassumiamo quindi i punti principali:

  • In attesa di dati certi, e viste le deboli evidenze sull’utilità dei nuovi antiaggreganti piastrinici, il loro uso routinario in emergenza al di fuori dall’ospedale non è raccomandato.

  • La somministrazione di ASA dovrebbe essere, ove possibile, effettuata per via e.v. ed a dosi piene.

  • L’uso della Morfina come analgesico di primo impatto per il paziente con STEMI da sottoporre a PCI dovrebbe essere scoraggiato; l’uso della Morfina dovrebbe essere riservato ai pazienti con VAS che premane elevata nonostante la somministrazione di ASA e Nitrati ev.

  • Tutti i pazienti con ROSC e con eziologia di ACR non già chiaramente delineata, dovrebbero effettuare uno studio coronarografico per escludere l’eziologia primitivamente ischemica o aritmica dell’arresto.

References:

Comparison of prasugrel and ticagrelor loading doses in ST-segment elevation myocardial infarction patients: RAPID (Rapid Activity of Platelet Inhibitor Drugs) primary PCI study.

Department of Cardiology, Careggi Hospital, Florence, Italy. parodiguido@gmail.com

American Board of Emergency Physician certifica i primi specialisti in Emergenza Sanitaria preospedaliera.

27 Jun

Mentre da noi il 2014 darà il benvenuto ai primi medici con formazione universitaria in Medicina d’urgenza negli Stati Uniti, dove questa figura professionale è stabilmente presente da anni, con il nuovo anno arriveranno i primi medici con formazione specifica in Medicina d’urgenza preospedaliera. La disciplina è una sub-specialaizzazione nell’ambito del corso di Medicina d’urgenza è stata attivata nel Settembre 2010 dall’American Board of Medical Specialties ed è certificata dall’ American Board of Emergency Medicine.

Emergency Medical Services è una subspecialità medica i cui target formativi riguardano il trattamento preospedaliero dei pazienti. In particolare si occupa della stabilizzazione iniziale del paziente e del suo trasporto mediante mezzi attrezzati (ambulanza o elicottero) verso i presidi ospedalieri.

Il suo intento è di:

  • Standardizzare la formazione e i criteri certificativi dei medici che operano sul territorio
  • Aumentare la sicurezza dei pazienti
  • Incrementare la la qualità dei professionisti preospedalieri
  • Promuovere l’integrazione dei percorsi terapeutici dei pazienti tra ambito extra ed intraospedaliero

Scarica EMS Core Content con i contenuti dettagliati

Alcune considerazioni:

  • Per un paese come gli Stati Uniti in cui la medicalizzazione dell’emergenza preospedaliera è una percentuale minima la creazione di un percorso formativo specifico in questo senso è un segnale molto importante.
  • Una Nazione così evoluta dal punto di vista formativo e culturale, patria della Medicina d’Urgenza, riconosce che quella preospedaliera è talmente specifica da meritare una ultraspecializzazione.
  • In Italia dove esiste una radicatissima tradizione di medicalizzazione dell’emergenza sanitaria extraospedaliera con un patrimonio professionale immenso rispetto agli Stati Uniti ed una esperienza organizzativa decennale  dei sitemi di Emergenza Sanitaria Territoriale, il fatto che nessuno ci abbia pensato ci fa essere “leggermente” in controtendenza…

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Sux Roks and Roc Suks? Succinilcolina vs Rocuronio nella RSI.

25 Jun

Dichiaro subito un conflitto di interessi: sono innamorato della Succinilcolina.Sux vs Roc image

E’ stato un amore a prima vista. La uso spesso e volentieri e nella mia esperienza clinica funziona e come! Non mi ha mai dato problemi e si adatta bene a tutti i pazienti, sia traumatici che medici.

Ma come tutte le coppie di lungo corso sono anche conscio dei difetti della mia “compagna”.

Conosco i possibili effetti collaterali, ma finora ho sempre visto pendere la bilancia dalla parte dei benefici, e di gran lunga direi.

Da qualche anno però la sempre maggiore diffusione del Rocuronio come bloccante neuromuscolare nella sequenza rapida d’intubazione mi ha posto di fronte ad un doloroso dilemma. E visto che Ferragosto (siamo in anticipo ma torna bene) moglie mia non ti conosco mi sento pronto a guardare avanti.

Allora vediamo quali sono gli argomenti comunemente addotti a favore della Succinilcolina e se oltre all’esperienza clinica hanno anche una base di evidenza scientifica.

  • La Succinilcolina con la sua breve durata d’azione protegge nei casi in cui l’intubazione è difficile o in quella ancora peggiore del paziente “non intubabile e non ventilabile”

In realtà molti studi dimostrano che l’ipossia (intesa come una desaturazione dell’emoglobina al di sotto di valori critici) si instaura molto prima che riprenda un drive respiratorio valido (1,2,3), quindi il concetto che nei casi critici (paziente non intubable e non ventilabile) si possa attendere la ripresa dell’attività respiratoria spontanea non è supportata dalle evidenze scientifiche, anzi è pericolosamente rassicurante.

Sembra inoltre che la somministrazione di un paralitico depolarizzante, come è la Succinilcolina, risulti in una desaturazione più veloce rispetto a quella che avviene con il Rocuronio, verosimilmente per l’aumentata richiesta di O2 indotta dalle fascicolazioni (4,5).

La breve durata d’azione inoltre, nel paziente non intubabile e non ventilabile, può offrire al professionista sanitario un falso alibi psicologico per ritardare la manovra definitiva, mentre nei casi di via aerea difficile con più tentativi di IOT, induce a somministrare ripetuti boli di paralitico aumentando considerevolmente il rischio di effetti collaterali in pazienti di cui molto spesso non conosciamo la storia clinica.

  • La Succinilcolina è stata storicamente associata a migliori condizioni per l’intubazione (in termini di tempo e di percentuale di successo al primo tentativo) rispetto al Rocuronio

Gli studi alla base di questa convinzione più che ad una caratteristica intrinseca del farmaco devono le loro conclusioni ad un sottodosaggio del Rocuronio nell’impianto degli studi stessi. Una Review di Cochrane del 2008 “Rocuronium versus succinylcholine for rapid sequence induction intubation” analizza retrospettivamente questo aspetto dei due farmaci; non si identifica differenze statisticamente significative anche se gli autori concludono dando comunque la preferenza alla Succinilcolina e indicando il Rocuronio solamente come valida alternativa.

Esiste comunque una vasta gamma di studi successivi che evidenziano come le condizioni di intubazione sono sostanzialmente simili quando il Rocuronio è adeguatamente dosato (6,7,8).

Riassumendo:

Succinilcolina:

  • Il suo breve onset ed il rapido wash-out è sicuramente un vantaggio per il medico d’emergenza. Molto meglio ventilare “manualmente” un paziente critico per 5 minuti che non per 20.
  • Ci sono a questo proposito comunque delle considerazioni da fare:
  1. Non si può attendere il ritorno della ventilazione spontanea del paziente senza un’assistenza ventilatoria adeguata (ventilazione a maschera o con presidio sovraglottico).
  2. Non bisogna dimenticare che quel paziente deve esere comunque intubato; non è un paziente in elezione che può essere risvegliato e rimandato al giorno dopo.
  3. Un nuovo tentativo di intubazione richiede la somministrazione di una nuova dose di paralitico aumentando il rischio di effetti collaterali anche in pazienti potenzialmente non a rischio.
  4. Nel paziente non intubabile e non ventilabile, non bisogna ritardare l’accesso chirurgico. La rapida ripresa dell’attività respiratoria spontanea non risolve il problema!

Rocuronio:

  • Non ha effetti collaterali,e per i pazienti critici in medicina d’urgenza in cui la storia clinica non è nota questo è sicuramente un vantaggio.
  • E’ a medio rischio per anafilassi (mentre la Succinilcolina è ad alto rischo) (9)
  • Il suo onset è sovrapponibile a quello della Succinilcolina, quando adeguatamente dosato.
  • Le condizioni d’intubazione sono simili.
  • La dose deve essere 1-1,2 mg/Kg calcolata sul peso ideale del paziente e non quello attuale del paziente (13).
  • La sua lunga durata d’azione consente:
  1. in caso d’intubazione difficile una migliore ventilazione con maschera o presidio sovraglottivo essendo il paziente completamente rilassato
  2. in caso di nuovo tentativo di intubazione di non dover sommare boli di paralitico
  3. in caso di paziente non intubabile e non ventilabile di procedere immediatamente alll’accesso chirurgico senza false aspettative
  • Esiste un antagonista selettivo, il Suggammadex, che consente in tempi rapidi (3 minuti) dalla sua somministrazione la ripresa dell’attività respiratoria spontanea (10,11)

Allora Succi o Roc nell’intubazione farmacologicamente assistita?

La Succinilcolina visto la storia e la pratica oramai consolidata mantiene una leggera preferenza.

Il Rocuronio dovrebbe comunque fare parte del nostro kit farmacologico, nell’ottica di una valida alternativa per tutti i casi in cui è preferibile un bloccante privo di effetti collaterali, con onset rapido e lunga durata d’azione.

Download English transcript

Thanks to:

Sean Davis “Suxamethonium versus Rocuronium in rapid sequence induction: Dispelling common myths.”

Amit Maini: “ED RSI: Rocuronium vs Suxamethonium”

Who inspired this post!

References:
  1. Benumof JL, Dagg R, Benumof R. Critical haemoglobin desaturation will occur before return to an unparalysed state following 1 mg/kg intravenous succinylcholine. Anesthesiology. 1997; 87:979-82.
  2. Heier T, Feiner JR, Lin J, Brown R, Caldwell JE. Hemoglobin desaturation after succinylcholine-induced apnea. Anesthesiology. 2001; 94:754-9.
  3. Neguib M, Samarkandi AH, Abdullah K, Riad W, Alharby SW. Succinylcholine dosage and apnea-induced haemoglobin desaturation in patients. Anesthesiology. 2005; 102(1):35-40.
  4. Taha SK, El-Khatib MF, Baraka, AS, Haidar YA, Abdallah FW, Zbeidy RA, Siddik-Sayyid SM. Effect of suxamethonium vs rocuronium on onset of oxygen saturation during apnoea following rapid sequence induction. Anaesthesia. 2010; 65:358-361.
  5. Tang L, Li S, Huang S, Ma H, Wang Z. Desaturation following rapid sequence induction using succinylcholine vs. rocuronium in overweight patients. Acta Anaesthesiol Scand. 2011; 55:203-8.
  6. Is rocuronium as effective as succinylcholine at facilitating laryngoscopy during rapid sequence intubation?
  7. Patanwala AE, Stahle SA, Sakles JC, Erstad BL. Comparison of Succinylcholine and Rocuronium for First-attempt Intubation Success in the Emergency Department. Acad Emerg Med. 2011; 18:11-14.
  8. Perry JJ, Lee JS, Sillberg VAH, Wells GA. Rocuronium versus succinylcholine for rapid sequence induction intubation. Cochrane Database Syst Rev. 2008:CD002788.
  9. Rose M, Fisher M. Rocuronium: high risk for anaphylaxis? Br J Anaesth. 2001; 86(5):678-82.
  10. De Boer HD, Driessen JJ, Marcus MA, Kerkkamp H, Heeringa M, Klimek M. Reversal of rocuronium-induced (1.2 mg/kg) profound neuromuscular block by sugammadex. Anesthesiology. 2007; 107:239-44.
  11. Mirakhur RK. Sugammadex in clinical practice. Anaesthesia. 2009; 64:45-54.
  12. Lee C, Jahr JS, CandiottKA, Warriner B, Zornow MH, Naguib M. Reversal of profound neuromuscular block by sugammadex administered three minutes after rocuronium. Anesthesiology. 2009; 110:1020-5.
  13. Fujimoto M et al. In non-obese patients, duration of action of rocuronium is directly correlated with body mass index. Can J Anaesth 2013 Jun; 60:552.

I have a dream…..

22 Jun

Sogniamo un sistema senza fili, fatto di tablet con software open source, per ricevere e monitorare i parametri vitali in tempo reale, per visualizzare le immagini della laringoscopia senza avere un videolaringoscopio, per compilare ed archiviare la cartella clinica.

Sogno un sistema moderno, non futuristico ma che sfrutti la tecnologia che tutti noi usiamo quotidianamente per informarci per comunicare per giocare…..anche per curare meglio i pazienti critici.

iPhone multi

Paziente con iperglicemia? Vuoi sapere se ha una chetoacidosi diabetica? Usa il capnografo!

16 Jun

capnograph_header

Troviamo un paziente diabetico e confuso. Facciamo subito uno stick glicemico. Ha 300 di glicemia! Perchè è confuso, ha una chetoacidosi diabetica o dobbiamo guardare altrove?

In un recente studio pubblicato sul West Journal of Emergency Medicine dal titolo “Predictive value of capnography for diagnosis in patient with suspected diabetic ketoacidosis in the emergency depatment” gli autori hanno esaminato 181 pazienti con glicemia superiore a 250 mg/dl e sospetta chatoacidosi diabetica.

In 62 di essi la diagnosi di chetoacidosi diabetica veniva confermata dalla presenza di corpi chetonici nelle urine ed acidosi metabolica (pH<7.3  bicarbonati <15 meq/dL).

Hanno dimostrato che un valore della capnografia superiore a 24,5 aveva un valore predittivo negativo dela patologia con una sensibilità ed una specificità del 90%.

Nonostante sia difficile individuare un valore di cut-off specifico (in questo studio 24,5 ha dimstrato una buona sensiblità e specificità, ma altri studi individuano valori differenti), si può affermare con sicurezza che una capnografia normale nei pazienti diabetici con iperglicemia esclude la chetoacidosi diabetica.

Quindi la prossima volta che vi trovate di fronte ad un diabetico confuso ed iperglicemico e dovete indirizzare la diagnosi, occhio al capnografo.

References:

Soleimanpour H et al. Predictive value of capnography for diagnosis in patient with suspected diabetic ketoacidosis in the emergency department. West J Emerg Med 2013

Capnography useful in identifyng patients with DKA

Download English transcript

Dolore epigastrico in diabetica

28 May

Download English transcript

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