Il trattamento dell’edema polmonare acuto cardiogeno, a parte l’introduzione della Ventilazione non invasiva come trattamento di prima linea, nella sua parte farmacologica non ha subito alcun cambiamento da oltre 40 anni.
Nonostante i vecchi concetti fisiopatologici (sovraccarico di volume, modello cardio-renale) che ne erano ritenuti la base etio-patogenetica, siano stati completamente contraddeti dalle moderne evidenze (redistribuzione dei liquidi e modello neuro-ormonale), alcuni cardini della terapia medica tengono ancora conto dei vecchi e superati modelli fisiopatologici.
Quali sono le verità sulla fisiopatologia ed il trattamento dell’edema polmonare acuto?
Quali sono le leggende metropolitane che ancora popolano la nostra pratica quotidiana?
Leggete il report di questa breve twitter story ed alla fine avrete le idee molto più chiare:
Myths about the Treatment of Acute Pulmonary Edema.
bit.ly/1aEzyyI furosemide activates renin-angiotensin-aldosterone system + sympathetic nervous system
1.usa.gov/1gdZfKt furosemide decr GFR (assoc w/ worse outcomes), cardiac output (up to 20%) and incr afterload
The Truth #3 – Loop diuretics are harmful early in the management of APE and should be withheld Urban Legends bottom line – There is no role for furosemide in the management of APE
Bonus Urban Legend – Morphine should be part of the initial APE algorithm
Morphine in APE assoc w/ incr ICU admit (OR 3.08) and intubation (OR 5.04). Mechanistically flawed http://1.usa.gov/17t6M4X
The Truth – Morphine is harmful in APE and should be completely dropped from treatment algorithm
Bottom line:
Quello che davvero funziona, secondo evidenze e congruità fisiopatologica, nel trattamento d’emergenza dell’edema polmonare acuto è:
Ventilazione non invasiva
Nitrati ad alte dosi
Quello che è solo frutto di retaggio culturale e non ha attuale supporto di evidenze e di razionale fisiopatologico (e quindi potenzialmente dannoso) è:
Furosemide
Morfina (ndr. se non per aumentare la compliance alla NIV nel paziente agitato)
Quindi per la prossima volta che incontrate un Edema polmonare acuto, in un paziente emodinamicamente “competente” (attentia al compenso emodinamico, lo shock cardiogeno è un’altra storia), che siate fuori o dentro l’ospedale, proponiamo una scaletta mentale che possa guidare l’approccio in urgenza:
There are uncertainties surrounding the optimal management of patients with brain swelling after an ischemic stroke. Guidelines are needed on how to manage this major complication, how to provide the best comprehensive neurological and medical care….
Pleural ultrasound is less sensitive than previously reported but remains superior to chest radiograph for detection of pneumothorax in the trauma and critical care populations.
Training and familiarity with bedside ultrasound techniques may provide better accuracy, as appeared with the emergency physician performance.
High-resolution linear probe gives higher accuracy for the sliding pleura sign.
Ultrasound is convenient, is a readily available bedside procedure, is easy to learn, is accurate for diagnosing pneumothorax, and avoids patient exposure to ionizing radiation.
References:
Saadah Alrajab, Asser M Youssef, Nuri I Akkus, Gloria Caldito
Pleural Ultrasonography versus Chest Radiography for the Diagnosis of Pneumothorax Review of the Literature and Meta-analysis
Ancora letteratura ancora articoli ancora novità in medicina d’urgenza.
Attenzione! MEDEST incoraggia la lettura completa e responsabile degli articoli proposti. Evitate sgradevoli effetti collaterali!
Scaricate il full text ed approfondite gli argomenti d’interesse con altre fonti per un’informazione consapevole e quanto più possibile completa dei temi trattati.
La stabilità emodinamica del paziente in cui viene gestita in modo invasivo la via aerea è un target fondamentale nella gestione del paziente critico. L’aumento della pressione intratoracica e quella della pressione all’interno dell’atrio destro comporta una diminuzione del ritorno venoso e predispone all’instabilità emodinamica. Pensarci ed attuare manovre preventive (fluidi, attenzione all pressioni di ventilazione, bassi volumi) aiuta ad evitare complicanze gravi ed a volte fatali. In quest o articolo una review completa dell’argomento.
La capnografia può giocare un ruolo fondamentale per escludere la presenza di chetoacidosi diabetica. Valori superiori a 24,5 mmHg escludono la presenza di chetoacidosi nel paziente con iperglicemia, con una sensitività e specificità del 90%. Un altro ottimo motivo per usare la capnografia nel paziente critico
Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.
In questo studio retrospettivo la Ketamina si dimostra ugualmente efficace se usata in alternativa all’Etomidate per la RSI in termini di successo al primo tentativo di intubazione.Per chi avesse ancora bisogno di argomenti a favore di questo bellissimo farmaco.
Puoi trovare la raccolta di tutti gli articoli citati nelle review di MEDEST a questo link
Per la prima Review del 2014 un menù corposo per palati sopraffini.
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Dal NEJM un punto fermo sul trattamnto del paziente ipotermico. Dai criteri diagnostici al prehospital care al trattamento intraospedaliero. Ed un algoritmo di trattamento preziosissimo basato sulle più recenti evidenze.
L’utilizzo dell’ecografia preospedaliera sta diventando oramai uno standard riconosciuto nei sistemi d’emergenza anche preospedalieri. La sua utilità va oltre la classica indicazione nei pazienti traumatizzati. Il riconoscimento delle cause reversibili di ACR, l’utilizzo nella diagnosi differenziale del dolore toracico e della dispnea la rendono uno strumento diagnostico utile, di facile uso e con una curva di training breve per il medico d’emergenza.
In questo articolo gli autori conducono una review sistematica sull’utilizzo dell’eco preospedaliero su pazienti non traumatici. Concludono che ancora non esistono lavori randomizati che ne indichino, oltre al beneficio clinico-dignostico che non ha bisogno di evidenze, l’incidenza sull’outcome.
La gestione invasiva delle vie aeree è tutt’oggi oggetto di dibattito. Migliora o peggiora l’outcome, meglio preceduta dai farmaci o è indifferente.
Questi due articoli a dimostrazione della confusione che regna sovrana hanno conclusioni diametralmente opposte in merito a questo stesso argomento. A voi decidere quale dei due dia le indicazioni maggiormente attendibili.
Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.
Il controllo della PA sistemica nel paziente con sanguinamento cerebrale acuto. Il confronto tra un approccio aggressivo (traget di PAS inferiori ai 140) ed uno attinente alle attuali linee guida.
Secondo questo studio mentre l’approccio aggressivo non risulta avere effetti positivi sulla mortalità, raggiunge una significatività statistica il suo beneficio sulla disbilità residua. Studio potente e ben condotto apre la strada ad ulteriori conferme sul beneficio di un trattamento aggressivo della PA nei pazienti con emorragia cerebrale.
Odd ratio? P values? Likelihood? Quando leggiamo i risultati di uno studio incontriamo molto spesso questi termini. Essi sono frutto del teorema di Bayese sono alla base di tutte le moderne analisi di interferenza statistica. In questo articolo l’autore mette in luce le controversie legate agli attuali parametri di riferimento dei più comuni indici statistici, che sono la base delle analisi di tutti gli studi clinici, e propone una nuova chiave di lettura con nuovi e più stretti indici di riferimento che mettono in discussione la validità della maggior parte degli studi fin ora condotti.
Puoi trovare la raccolta di tutti gli articoli citati nelle review di MEDEST a questo link
Molto abbiamo scritto sull’ACR extraospedaliero, ma quale è la situazione dentro l’ospedale?
La sensazione è che molto ci sia ancora da fare, sia dal punto di vista culturale che organizzativo, per uniformare in tema di gestione dell’ACR le molte realtà presenti.
Epidemiologia, best practices e un deciso incoraggiamento ad un cambio di passo nella gestione dell’arresto cardiaco intraospedaliero, tutto questo è contenuto nel recentissimo documento di consenso dell’American Heart Association che indica in modo chiaro gli standard attuali al di là delle differenze logistico culturali.
ACCOAST: Pretreatment with Prasugrel in Non–ST-Segment Elevation Acute Coronary Syndromes
“Among patients with NSTE acute coronary syndromes who were
scheduled to undergo catheterization,
pretreatment with prasugrel did not reduce
the rate of major ischemic events up to 30 days
but increased the rate of major bleeding complications.”The New England Journal of Medicine vol. 369 no. 11
Anche il Ticagrelor del resto non sta navigando in acque tranquille (vedi La travagliata storia del Ticagrelor) visti i dubbi che riguardano i trial effettuati e le richieste d’approfondimento della FDA sfociate enll’esecuzione di un nuovo studio “riparatore” i cui risultati non sono ancora disponibili.
Alla luce delle evidenze attuali e viste le caratteristiche intrinseche dei farmaci disponibili, l’utilizzo degli antiaggreganti piastrinici nel pretrattamento dei pazienti con SCA che effettuano la PCI non è indicato.
Dopo l’uscita del Nielsen trial (Targeted Temperature Management at 33°C versus 36°C after Cardiac Arrest), la comunità scientifica si interroga se, vista l’alta incidenza di eventi avversi collegati con l’instaurazione di un prolungato periodo di ipotermia estrema (32-34 °C), l’adozione di tale procedura, a fronte di un non chiaro effetto positivo sulla mortalità, sia giustificata o non siano da preferire regimi di temperatura meno spinti (36°). Il documento di Nielsen evidenzia e quantifica molti dei problemi correlati all’ipotermia (polmonite, iperglicemia, aritmie cardiache, convulsioni, disturbi elettrolitici) ed ha spinto alcuni clinici a rivedere le proprie convinzioni ed ad adottare fin da ora target di temperatura moderati nei pazienti rianimati da ACR.
In una review sistematica appena pubblicata su Critical Care Medicine, gli autori hanno analizzato, nell’ambito di tutti i trial sull’ipotermia, l’incidenza di infezioni per individuarne il tipo e quantificarne l’incidenza.
Hanno individuato 23 trial che soddisfano i criteri d’inclusione per un numero complessivo di 2820 pazienti. Giungono alla conclusione che a fronte di un aumento non significativo per il rischio generico d’infezione nei pazienti ipotermici (21%) il rischio di polmonite (44%) e di sepsi (80%) è significativamente aumentato. I rischi inoltre sono direttamente correlati alla durata dell’ipotermia aumentando in modo esponeneziale nei pazienti raffreddati per più tempo.
Alla luce di questi dati e delle indicazioni emerse recentemente sui non benefici dell’ipotermia in termini di mortalità, ferve il dibattito sull’uso o meno dell’ipotemria nei pazienti rianimati.
Indicata o non indicata. Salvavita o potenzialmente dannosa
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Edema polmonare acuto. Verità e leggende metropolitane.
15 FebIl trattamento dell’edema polmonare acuto cardiogeno, a parte l’introduzione della Ventilazione non invasiva come trattamento di prima linea, nella sua parte farmacologica non ha subito alcun cambiamento da oltre 40 anni.
Nonostante i vecchi concetti fisiopatologici (sovraccarico di volume, modello cardio-renale) che ne erano ritenuti la base etio-patogenetica, siano stati completamente contraddeti dalle moderne evidenze (redistribuzione dei liquidi e modello neuro-ormonale), alcuni cardini della terapia medica tengono ancora conto dei vecchi e superati modelli fisiopatologici.
Quali sono le verità sulla fisiopatologia ed il trattamento dell’edema polmonare acuto?
Quali sono le leggende metropolitane che ancora popolano la nostra pratica quotidiana?
Leggete il report di questa breve twitter story ed alla fine avrete le idee molto più chiare:
Myths about the Treatment of Acute Pulmonary Edema.
by Anand Swaminathan @EMSwami
In APE (Acute Pulmonary Edema), the first ten minutes of management dictate the course of the patient. This is where we can save a life.
Urban Legend #1 – Loop diuretics are 1st line therapy in treatment of APE
References:
ACEP clinical policy http://1.usa.gov/JyiSSN states aggressive diuretic monotherapy unlikely to be beneficial
Good overview of APE treatment http://1.usa.gov/1koxlBf – “diuretics are not the ideal 1st-line therapy for most patients
The Truth #1 – Loop diuretics are not recommended as 1st line treatment in APE
Urban Legend #2 – Patients presenting with APE are volume overloaded
References:
bit.ly/1gC5DMr most pt w/ APE have incr cardiac filling pressure but minimal change in baseline/dry weight
1.usa.gov/1gC5HvQ > 50% pt w/ APE had weight gain < 2 lbs on presentation
bit.ly/1bO3DeU Pulm edema results from fluid shifts not fluid gain
Vascular Congestions DOES NOT equal fluid overload
The Truth #2 – Most patients with APE are not fluid overloaded and thus, do not require diuresis
Urban Legend #3 – Loop diuretics are harmless in APE treatment so just give them
References:
The Truth #3 – Loop diuretics are harmful early in the management of APE and should be withheld
Urban Legends bottom line – There is no role for furosemide in the management of APE
Bonus Urban Legend – Morphine should be part of the initial APE algorithm
References:
The Truth – Morphine is harmful in APE and should be completely dropped from treatment algorithm
Bottom line:
Quello che davvero funziona, secondo evidenze e congruità fisiopatologica, nel trattamento d’emergenza dell’edema polmonare acuto è:
Ventilazione non invasiva
Nitrati ad alte dosi
Quello che è solo frutto di retaggio culturale e non ha attuale supporto di evidenze e di razionale fisiopatologico (e quindi potenzialmente dannoso) è:
Furosemide
Morfina (ndr. se non per aumentare la compliance alla NIV nel paziente agitato)
Quindi per la prossima volta che incontrate un Edema polmonare acuto, in un paziente emodinamicamente “competente” (attentia al compenso emodinamico, lo shock cardiogeno è un’altra storia), che siate fuori o dentro l’ospedale, proponiamo una scaletta mentale che possa guidare l’approccio in urgenza:
Diagnosi clinico-anamnestica
Conferma ecografica
Monitoraggio parametri vitali (NIBP, FC, FR, SaO2, EtCO2)
O2 ter (28-50%) tit. a SaO2 94-98%
Opzionale- Per i pazienti agitati o poco complianti alla NIV Fentanyl/Morfina per via intranasale
Inizio NIV (CPAP o BiPAP)
Monitoraggio ogni 3 min della PA
Accesso venoso periferico/ Prelievi ematici
Nitrosorbide 5 gm in 10 ml a boli di 2 ml (1 mg) titolandoli sulla PAS (ogni 3 min). Target PAS 130 mmHg
Controllo frequente delle variazioni dei parametri vitali (in particolare (FR, FC e NIBP) e decisioni clinico terapeutiche mirate in base ad esse
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Tag:acute pulmonary edema, edema polmonare, edema polmonare acuto cardiogeno, emergency medicine, medicina d'urgenza