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MEDEST Review 15. Il meglio della letteratura internazionale della settimana.

26 Dic

MEDEST-review

Questa settimana su MEDEST Review si parla di stroke, gestione delle vie aeree, ACR e sindromi coronariche acute.

Attenzione! MEDEST incoraggia la lettura completa e responsabile degli articoli proposti. Evitate sgradevoli effetti collaterali!

Scaricate il full text ed approfondite gli argomenti d’interesse con altre fonti per un’informazione consapevole e quanto più possibile completa dei temi trattati.

Effects of Immediate Blood Pressure Reduction on Death and Major Disability in Patients With Acute Ischemic Stroke.

Il controllo della pressione nei pazienti affetti da stroke in urgenza è sempre un tema dibattuto. In questo studio randomizzato di oltre 2000 pazienti l’uso precoce degli anti-ipertensivi non è correlato a nessun beneficio sugli outcome clinici (sopravvivenza e disabilità) sia a breve che a lungo termine.

Factors Influencing the Decline in Stroke Mortality

L’American Heart Association fa il punto sull’epidemiologia dello stroke e sui motivi che ne hanno ridotto la mortalità tanto da farlo passare dal terzo al quarto posto come causa principale di morte. La riduzione della mortalità per stroke interessa tutta la popolazione e non fa differenza tra sessi e gruppi etnici. Il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, in particolare l’ipertensione, sembra essere uno dei motivi per cui si muore meno di stroke. L’utilizzo dell’evidence based medicine anche in tema di salute pubblica, individuando le cause predisponenti, viene indicata come la strada per ridurre la mortalità per questa come per altre cause di morte. La prevenzione quindi, prima che gli interventi terapeutici, sembra incidere sulla mortalità di questa patologia in cui la ricerca scientifica spesso sembra brancolare nel buio tra controversie e conflitti d’interesse.
Questo studio è stato condotto su una larga popolazione di pazienti adulti e non in arresto cardiaco e valuta i fattori che influenzano il successo del passaggio del tubo tracheale al primo tentativo tra medici d’emergenza e medici di altre specialità. Dall’analisi dei dati si evince che la percentuale di successo è significativamente maggiore per i medici d’emergenza e che i fattori che condizionano il successo al primo tentativo sono l’esperienza, la difficoltà della via aerea e l’utilizzo dei farmaci per assistere l’intubazione. Nello studio vengono inoltre analizzati altri fattori, come l’utilizzo di score di previsione della via aerea difficile e l’utilizzo del videolaringoscopio; vi consiglio una lettura approfondita per apprezzare la completezza dell’analisi.

The use of the laryngeal tube disposable by paramedics during out-of-hospital cardiac arrest- a prospectively observational study (2008 – 2012)

L’utilizzo dei presidi extraglottici nell’arresto cardiaco, per la velocità d’iserzione e la minima interruzione delle compressioni che essa comporta, è diventato uno standard nel trattamento dell’arresto. Le case produttrici dichiarano pochissimi episodi avversi legati alla tecnica d’utilizzo, ma spesso nell’esperienza quotidiana sembra che le cose vadano diversamente. In questo studio osservazionale che riporta in modo sistematico un’esperienza quadriennale con il Tubo Laringeo vengono evidenziate difficoltà operative che vanno oltre quelle comunemente segnalate e che, se conosciute possono essere adeguatamente prevenute e quindi evitate.

Steroid-Pressor Cocktail for In-Hospital Cardiac Arrest? – See more at: http://www.jwatch.org/na31719/2013/09/24/steroid-pressor-cocktail-hospital-cardiac-arrest#sthash.qZBir4Aa.dpuf

Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

PLATO:Ticagrelor Wrangling Continues, as All Eyes Look to PEGASUS

Ferve ancora il dibattito sull’uso dei nuovi antiaggreganti nello STEMI. MEDEST ha già ampiamente trattato la storia di PLATO (Ticagrelos vs Clopidogrel), delle perplessità che esso ha suscitato nella comunità scientifica, e di come la giustizia civile americana abbia aperto un’indagine in merito (leggi il post). In questo articolo uno dei maggiori investigatori di PLATO (Lars Wallentin) risponde ai detrattori dello studio entrando nel merito di tutte le perplessità suscitate. Nel commento dell’editore comunque si sottolinea come un nuovo studio in merito al Ticagrelor (PEGASUS) che ha concluso il reclutamento ed i cui risultati sono attesi a breve può fornire elementi ulteriori di valutazione in merito alla sicurezza ed all’efficacia del farmaco.

Da oggi trovi la raccolta di tutti gli articoli citati nelle review di MEDEST a questo link

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PEEP nello shock cardiogeno.

25 Dic

L’aggiunta della PEEP (pressione positiva di fine espirazione) nel paziente emodinamicamente competente affetto da insufficienza respiratoria cardiogena che necessita di ventilazione meccanica è oramai una realtà consolidata nella pratica clinica sia intra che extraospedaliera, ma il suo utilizzo nel paziente con grave disfunzione del ventricolo sinistro o in quello con shock cardiogeno è stato finora considerato fisiologicamente controindicato visto l’impatto emodinamico che l’aumento della pressione intratoracica provoca sull’assetto cardiorespiratorio.

In questa recente review dal titolo State of the Evidence- Mechanical Ventilation With PEEP in Patients With Cardiogenic Shock gli autori, argomentando in modo rigoroso, controvertono questa convinzione, rivoluzionando l’approccio al paziente con insufficienza respiratoria grave dovuta a disfunzione del ventricolo sinistro di grado elevato.

Essi affermano che l’applicazione di livelli moderati di PEEP a pazienti in shock cardiogeno di verosimile origine miocardica, che non siano ipovolemici e preload dipendenti, non solo è sicuro ma comporta miglioramenti emodinamici che si riflettono positivamente sll’outcome clinico

PEEP hemodynamic effects

PEEP hemodynamic effects-2Foto Hemody PEEP

Portano a loro supporto oltre ad argomentazioni fisiologiche, che consiglio a tutti di leggere attentamente, anche lavori di ottima qualità che dimostrano come i principi teorici trovino supporto nelle evidenze della pratica clinica.

Propongono infine un approccio a step ragionati per l’applicazione della PEEP nei pazienti che necessitano di essere ventilati e sono emodinamicamente compromessi.

PEEP hemodynamic effects-3

Concludono quindi che nella maggior parte dei pazienti con shock cardiogeno dovuto a grave disfunzione contrattile del ventricolo sinistro,  ed insufficienza respiratoria acuta che necessita di ventilazione meccanica, l’aggiunta della PEEP migliori l’outcome clinico.

Una rivoluzione concettuale, fondata su solide basi di fisiologiche e  supportata da evidenze cliniche, che apre nuove possibilità terapeutiche per una classe di pazienti in cui le attuali scelte di trattamento sono limitate ed ancora controverse, ed in cui la ventilazione meccanica, in aggiunta alla terapia con vasopressori, può dare un contributo sostanziale nel miglioramento della sopravvivenza.

References:

State of the evidence: mechanical ventilation with PEEP in patients with cardiogenic shock (abstract free)

Jonathan Wiesen, Moshe Ornstein, Adriano R Tonelli, Venu Menon, Rendell W Ashton

Heart 2013;99:1812-1817

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MEDEST Review 14. Il meglio della letteratura internazionale della settimana.

18 Dic

MEDEST-review

Questa settimana ci occupiamo di ACR e post-resuscitative care.

Attenzione! MEDEST incoraggia la lettura completa e responsabile degli articoli proposti. Evitate sgradevoli effetti collaterali!

Scaricate il full text ed approfondite gli argomenti d’interesse con altre fonti per un’informazione consapevole e quanto più possibile completa dei temi trattati.

A Feasibility Study of Cerebral Oximetry During In-Hospital Mechanical and Manual Cardiopulmonary Resuscitation

Un nuovo modo di monitorare, in modo non invasivo, gli sforzi rianimatori  focalizza l’attenzione sulla perfusione e sull’ossigenazione cerebrale e può essere un passo avanti per la rianimazione cardiopolmonare . In questo piccolo studio l’utilizzo dell’ossimetria cerebrale dimostra come le compressioni meccaniche forniscano un cicolo ed un’ossigenazione cerebrale migliore rispetto a quelle manuali.

The impact of peri-shock pause on survival from out-of-hospital shockable cardiac arrest during the Resuscitation Outcomes Consortium PRIMED trial

Un’ulteriore dimostrazione che l’interruzione del massaggio cardiaco è negativamente correlato all’outcome. In questo studio viene indagato l’impatto delle pause pre e post shock nei pazienti in ACR da ritmo defibrillabile. I risultati dimostrano come sia importante minimizzare al massimo l’interruzione del massaggio sia prima (durante la carica del defibrillatore) che dopo l’eroga della scarica per aumentare le probabilità di sopravvivenza.
Un tassello importante nella gestione del paziente post- arresto è sicuramente la gestione della temperatura. Nonostante tutte le evidenze disponibili puntino l’indice sull’ipertermia e sul suo controllo per il migliramento di tutti gli indici di outcome, in questa bellissima disamina gli autori individuano la mancanza di studi mirati al controllo della febbre che indivudui dei canoni di trattamento dei valori soglia di temperatura e indicatori sulla durata del trattamento stesso.

Pyrexia and neurologic outcomes after therapeutic hypothermia for cardiac arrest

E se l’ipertermia è sicuramente legata la peggioramento dell’outcome nell’immediato post-arresto, la febbre è un’evenienza comune nel periodo di “rewarming”. Questo studio i cui partecipanti sono stati sottoposti al trattamento indicato dal TTM trial (Targeted Temperature Management at 33°C versus 36°C after Cardiac Arrest) evidenzia come il rebound piretico nel paziente rewarmed (>48h) non influisce negativamente sull’outcome se non per temperature estreme (>38,7 C°).

Steroid-Pressor Cocktail for In-Hospital Cardiac Arrest? – See more at: http://www.jwatch.org/na31719/2013/09/24/steroid-pressor-cocktail-hospital-cardiac-arrest#sthash.qZBir4Aa.dpuf

Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Sublingual microcirculation is impaired in post-cardiac arrest patients

The post-cardiac arrest microcirculation- More than meets the eye

Lo stato emodinamico ed in particolare quello microcircolatorio  rappresenta una parte importante del complesso equilibrio post-rianimatorio. L’effettiva valutazione della microcircolazione viene valutata attraverso il circolo sublinguale, ed in questo trial, che coinvolge un numero limitato di pazienti, sembra essere direttamente correlata con lo stato emodinamico generale e con la probabilità di buono stato neurologico dei pazienti rianimati.

Phlebitis in Amiodarone Administration

Questo trial dimostra come le flebiti in situ di somministrazione dell’Amiodarone siano un realtà tangibile, soprattutto, ma non solo, se somministrato ad alti dosaggi. Anche dosaggi comunemente usati per la terapia delle tachiaritmie sono infatti a rischio di produrre reazioni locali importanti.

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MEDEST Review 13. Il meglio della letteratura internazionale della settimana.

2 Dic

MEDEST-review

 

 

 

Questa settimana parliamo di ACR, gestione avanzata delle vie aeree, accesso intraosseo e molto altro. Cliccate sui titoli e scaricate il testo integrale dei lavori citati.

Complication With Intraosseous Access

A dispetto dei lavori ufficiali molti di noi che lavorano con i dispositivi per l’accesso intraosseo evidenziano, senza nessun supporto di evidenze, problemi legati al dispositivo stesso che ne inficiano l’utilità clinica. In questo lavoro molto interessante, attraverso un questionario distribuito agli operatori si è voluta esaminare una casistica ampia di problemi legati a vari dispositivi per l’accesso intraosseo. E’ venuto fuori un quadro molto interessante forse più reale di quello offerto dalla letteratura.
Niente di nuovo ma una piacevole conferma. “Push hard” è sicuramente bene e influenza positivamante l’outcome neurologico.

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Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Pushing harder, pushing faster, minimizing interruptions . . . But falling short of 2010 cardiopulmonary resuscitation targets during in-hospital pediatric and adolescent resuscitation

Quindi il massaggio cardiaco ben fatto è cruciale per la buona riuscita di una rianimazione; sicuramente dall’avvento delle linee guida 2010 la situazione è migliorata molto, ma ancora molta strada è da fare, secondo questo studio prospettico appena pbblicato, specie per quanto riguarda la profondità e la frequenza delle compressioni.

Treatment of monitored out-of-hospital ventricular fibrillation and pulseless ventricular tachycardia utilising the precordial thump

E da una cosa che sicuramente funziona, il massaggio cardiaco, ad una pratica che viene definitivamente esclusa da quelle che hanno evidenti effetti benefici in ACR. Il “thump” precordiale nel paziente monitorizato che va in ACR con ritmo defibrillabile, presente anche se “degradato” nelle linee guida 2010, secondo questo articolo è correlato a pochissimi ROSC ed a molti casi di peggioramento del ritmo.

Association of prehospital advanced airway management with neurologic outcome and survival in patients with out-of-hospital cardiac arrest

E sempre in arresto cardiaco è ancora aperto il dibattito su quale sia il metodo migliore per la gestione delle vie aeree. Questo studio prospettico giapponese durato 5 anni che ha coinvolto 649359 pazienti, dimostra che i pazienti le cui vie aeree sono state gestite in modo invasivo (tubo OT o presidio sovraglottico) presentano un outcome peggiore rispetto a quelli ventilati a maschera.
Il sistema EMS giapponese è composto prevalentemente da tecnici formati alla tecnica dell’intubazione ma non da persoanle sanitario; i risultati di questo studio non sono quindi completamente sovrapponibili alla realtà italiana. Ma la sensazione che la gestione avanzata delle vie aeree è  un’arma a doppio taglio in mani non esperte viene sicuramente rinforzata da questa pubblicazione

Continuous neuromuscular blockade is associated with decreased mortality in post-cardiac arrest patients

Nel tratamento post-rianimatorio molti sono i fattori che contribuiscono al buon outcome. Tra questi l’uso precoce dei bloccanti neuromuscolari (protratti per almeno 24 ore) può sicuramente contribuire allo scopo, come dimostrato dai pazienti coinvolti in questa analisi mirata di registro.
Un altro tassello nel controllo della ventilazioen del paziente che ha sostenuto il ROSC sul territorio in cui a ripresa del circolo non è la fine ma solo l’inizio di un cammino che si auspica virtuoso.

 

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MEDEST Review 12. Il meglio della letteratura internazionale della settimana.

25 Nov

MEDEST-review

Questa settimana parliamo di conflitto d’interessi, ACR, nuove evidenze sullo STEMI e molto altro. Cliccate sui titoli e scaricate il testo integrale dei lavori citati.

Conflicts of Interest- Concepts, Conundrums, and Course of Action

MEDEST da sempre promuove una lettura attiva di ciò che la letteratura internazionale propone. Uno dei fattori maggiormente confondenti nella stesura e nell’interpretazione dei lavori pubblicati è sicuramente il conflitto d’interessi.
“You may find it surprising that 68% of universities hold equity stakes in businesses that sponsor research on campus, and that there is a 2-to-1 chance that a researcher will take commercial considerations into account when choosing a research topic.”
Così recita l’introduzione del sito RCR (Responsable Conduct of Research) prodotto dalla Colmbia University. Una vera miniera per evitare di muoversi senza “precauzioni” tra le insidie della ricerca scientifica.
Ed ancora in tema di consapevolezza e di conflitto d’interessi, questa analisi mette in evidenza come ben il 30% degli studi registrati non vengono mai diffusi. Tra questi la maggior parte sono sponsorizzati, ed oltre a non essere diffusi non rendono mai pubblici i dati ottenuti.
Abbiamo già altre volte sostenuto la campagna All Trials che promuove la registrazione, la pubblicazione e la diffusione dei dati di tutti i trials intrapresi. Questo bias nella pubblicazione dovuto a risultati non sempre in linea con gli interessi dei committenti, condiziona spesso l’informazione medica e la pratica clinica che ne deriva.

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Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Mechanical Chest Compressions and Simultaneous Defibrillation vs Conventional Cardiopulmonary Resuscitation in Out-of-Hospital Cardiac Arrest

L’uso dei massaggiatori esterni meccanici nell’arresto cardiaco è ancora controverso. A gennaio 2013 una metanalisi degli studi  finora condotti sui due tipi attualmente disponibili, dimostrava un significativo vantaggio sull’outcome derivato dal loro utilizzo al posto delle compressioni manuali.
Questo recente studio multicentrico (Svezia, Olanda e UK) sull’utilizzo del LUCAS® (Chest Compression System) e sponsorizzato dalla ditta che lo produce (Jolife AB / Physio-Control) ha inaspettatamente fallito l’obiettivo di dimostrare un vantaggio in termini di outcome (ROSC, sopravvivenza e stato neurologico) rispetto alle compressioni manuali.
Un esempio di pubblicazione virtuosa? Peccato che sul sito ufficiale Physio-Control il trial viene commentato così:
“It shows use of the device to be safe and effective and includes data suggesting good neurological outcomes in patients treated with LUCAS”
Ed aggiunge:
“Across the time points, consistently more patients in the LUCAS group had a CPC score of 1 (good cerebral performance) and consistently fewer patients treated with LUCAS had a CPC score of 3-4 (severe cerebral disability/comatose or vegetative state)”
Si omette di segnalare la non significatività statistica del dato pubblicizzato (sopravvivenza e buon outcome neurologico).
Sicuramente un modo per vedere il bicchiere mezzo pieno. Ed ancora dubbi per chi si accinge ad affrontare un investimento economico notevole per l’acquisot di un device sostenuto per ora da evidenze cliniche non solidissime.

The effect of adherence to ACLS protocols on survival of event in the setting of in-hospital cardiac arrest

E sempre in tema di arresto cardiaco l’adesione alle linee guida ufficiali porta, come dimostrato da questa analisi, ad un miglior risultato clinico. Errori ed omissis nei percorsi indicati infatti portano in modo chiaro ed univoco al peggioramento dell’outccome clinico dei pazienti in ACR.
Formazione e training continuo volti al miglioramnto delle performance sono investimenti preziosi i cui benefici a lungo termini sono evidenti in termini di diminuzione di mortalità e disabilità evitabili.

The incidence and significance of bacteremia in out of hospital cardiac arrest

Questo lavoro introduce una variabile nuova nel variegato mondo del post-resuscitative care. L’incidenza di batteriemia nei pazienti rianimati da ACR extraospedaliero sembra essere significativamente maggiore rispetto alla popolazione di controllo. Addirittura un terzo di essi sembra esserne affetto, con maggiore incidenza di instabilità emodinamica ed aumento della mortalità a breve termine.
Questi risultati aprono un capitolo importante su un aspetto fin qui sottovalutato nell’ambito del trattamento post-rianimatorio. Sicuramente necessita di approfondimento, mediante trial mirati, l’epidemiologia dei pazienti affeti da batteriemia post-ACR che  permetta di capire di più per poi poterla prevenirla e curare.

Survival of resuscitated cardiac arrest patients with ST-elevation myocardial infarction (STEMI) conveyed directly to a Heart Attack Centre by ambulance clinicians

Sicuramente un dato di sopravvivenza clamoroso quando si parla di pazienti rianimati.
Il 66% dei pazienti con ST sopraelevato rilevato prima o dopo l’ACR extraospedaliero sopravvivono se portati direttamente dall’equipe sanitaria territoriale in sala d’emodinamica.
Ancora una conferma dell’utilità della fast-track territorio-ospedale per un percorso terapeutico asssitenziale, STEMI, ictus o trauma che sia. Coordinamento e strategie condivise sono sicuramente vincenti per stabilire il continuum terapeutico.

Effect of Early Metoprolol on Infarct Size in ST-Segment–Elevation Myocardial Infarction Patients Undergoing Primary Percutaneous Coronary Intervention. The Effect of Metoprolol in Cardioprotection During an Acute Myocardial Infarction (METOCARD-CNIC) Trial

Questo studio fa seguito ad altri simili, e dimostra come la somministrazione precoce di Metoprololo ev nei pazienti con STEMI anteriore, destinati a fare PCI ed in classe Killip I o II, riduce l’area infartuale e migliora la performance cardiaca senza aumento di eventi avversi.
Rispetto ai precedenti lavori vengono esclusi i pazienti con alto rischio di insufficienza cardiaca o shock cardiogeno (Killip III e IV). Grazie a questa oculata selezione gli autori riescono a dimostrare un end point molto importante per i pazienti colpiti da STEMI. Resta da indagare la persistenza di questi benefici a lungo termine.

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To cool or not to cool. Possiamo fare finta di non vedere?

23 Nov

Audit ACR

I dati di questo trial appena pubblicato, hanno acceso il dibattito sull’utilità dell’ipotermia nell’arresto cardiaco, già dalla fase preospedaliera.

Vediamo il disegno dello studio. I pazienti (1359) venivano randomizzati fin dal ROSC preospedaliero in due gruppi; uno riceveva il trattamento standard mentre il secondo veniva sottoposto ad l’ipotermia (liquidi freddi per via parenterale). I pazienti di entrambi i gruppi venivano poi comunque “raffreddati” all’arrivo in DEA.

I risultati. Nessun beneficio viene dimostrato nei pazienti sottoposti ad ipotermia sia in termini di mortalità che di outcome neurologico. Veine anzi evidenziato un aumento delle recidive di ACR e di scompenso cardico congestizio nei pazienti sottoposti ad ipotermia.

La critica mossa agli auotri riguarda il non stretto controllo della temperatura ed il metodo di raffreddamento. Due litri di salina a 4° infatti somministrati per via endovenosa possono avere un impatto emodinamico significativo.

Allora tutta colpa dello studio condotto male?

Audit ACR

Ecco quindi questo studio  anch’esso dello stesso periodo, condotto in Europa ed in Australia su 950 pazienti.

Lo studio questa volta è molto rigoroso sul controllo della temperatura  e sulla selezione dei pazienti. Indaga quale target di temepratura  dimostri maggior beneficio nei pazienti vittima di ACR, se i classici 33° o 36°, indicati come ipotermia moderata.

I risultati. Anche questo studio non dimostra nessun beneficio derivato dall’applicazione di una ipotermia spinta su quella moderata. Un sensibile peggioramento veniva dimostrato solo nei pazienti ipertermici. Quindi indicazioni sicuramente sul controllo della temperatura per evitare l’ipertermia nei pazienti sopravvissuti da ACR ma ancora nessuna evidenza sul beneficio dell’ipotermia.

Possiamo ancora far finta di non vedere?

Possiamo ignorare che le indicazioni che riguardano l’uso dell’ipotermia, e su cui si basano le attuali linee guida, sono sostenute da studi datati e poco potenti?

Bottom line

Quello che questi studi devono stimolare è l’attenione massima sul “post-resuscitative care” del paziente rianimato da ACR.

Non finisce tutto dopo il ROSC, anzi! Il buon outcome comincia proprio dalla ripresa del circolo!

Massima attenzione va quindi posta sulla globalità trattamento post-rianimatorio:

  • Controllo della ventilazione assistita
    • Controllo delle pressioni
    • Controllo dei volumi
    • Paralisi
  • Evitare l’iperossia
    • Target di saturazione di O2 94-98%
  • Mantenere l’eucapnia
    • Target di EtCO2 35-40
  • Evitare l’ipertermia
    • TTM (Targeted Temperature Management)
  • Trattamento della causa sottostante
    • PTCA
  • Considerare la circolazione extracorporea
    • Pazienti con shock cardiogeno persistente post ROSC

Come e quanto raffreddare il paziente rianimato? Seguiamo con interesse il dibattito internazionale in attesa di nuovi, sicuramente necessari, trial che facciano più chiarezza sull’argomento.

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References:

MEDEST Review 11. Il meglio della letteratura internazionale.

18 Nov

MEDEST-review

 

 

 

 

Calcium-Channel Blocker–Clarithromycin Drug Interactions and Acute Kidney Injury

Una pericolosissima associazione tra antibiotici (Claritromicina) ed antipertensivi (calcio-antagonisti), aumenta il rischio di insufficienza renale acuta. Per tale motivo tale associazione è assolutamente da evitare.
La gestione avanzata delle vie aeree è uno degli skll cruciali in medicina d’urgenza. Mentre la parte culturale può essere variamente acquisita dal professionista dell’emergenza, la tecnica è spesso un cono d’ombra nel percorso formativo in emergenza sanitaria. Secondo questa review il training mediante simulazione sembra essere il più adeguato in termini di outcome formativo. Ancora prospettive rosee per la simulazione come training efficace nell’acquisizione delle procedure in medicina d’urgenza.

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Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Video Laryngoscopy Improves Intubating Success

Ancora sulla gestione avanzata delle vie aeree nel paziente critico. Questo studio ambientato al di fuori della sala operatoria indaga la percentuale di successo della videoaringoscopia, rispetto alla laringoscopia diretta, quando praticata da non anestesisti. Dai risultati ottenuti, sembra che la videolaringoscopia in mani non esperte  sia nettamente migliore rispetto alla laringoscopia diretta in termini di succeso del passaggio del tubo OT al primo tentativo. Un nuovo tassello, nell’attualissimo dibattito tra videolaringoscopia e laringoscopia diretta.

Helsinki model cut stroke thrombolysis delays to 25 minutes in Melbourne in only 4 months

Abbiamo molte volte parlato delle perplessità che il mondo scientifico ha manifestato sulla trombolisi nello stroke ischemico. Un punto su cui comunque tutti sembrano essere d’accordo è che, quando indicata, la sua precocità rispetto all’instaurarsi dell’evento è determinante sull’outcome. Il modello di Helsinki che prevede, allerta precoce da parte del sistema preospedaliero, accesso del paziente direttamente in TC bypassando il DEA, inizio della trombolisi direttamente in sala TC, ha  dimostrato in questo studio australiano, un’efficacia significativa nell’abattere i tempi “Door to Needle”.

Improvements in recanalization with modern stroke therapy- a review of prospective ischemic stroke trials during the last two decades

Che ruolo riveste la trombolisi intrarteriosa nella gestione dello stroke ischemico? Questa review fa il punto sugli studi disponibili ad oggi su questa metodica di cui tutti parlano ma che pochi collocano in modo sistematico. Si evince come, nonostante i notevoli progressi della tecnologia disponibile che ha portato a risultati di alto livello in termine di flusso angiografico, ancora oggi i benefici sull’outcome clinico del paziente non sono evidenti. Questo è dovuto sicuramente a molti fattori tra cui riveste un rulo fondamentale quello per cui il paziente sottoposto a trombolisi loco-regionale è un paziente in cui la trombolisi sistemica ha fallito, ed in cui, nonostante il buon risusltato in termine di ricanalizzazione, il danno ischemico, visti i tempi, si è già instaurato. Fino a quando la trombolisi loco-regionale sarà ritenuta una metodica rescue e come tale indagata sarà molto difficile esplorarne le reali potenzialità.

Association Between Hyperoxia and Mortality After Stroke- A Multicenter Cohort Study

I danni dell’iperossia sul paziente critico è un concetto che si sta radicando nella pratica clinica in emergenza. Questo studio di coorte dimostra come la somministrazione indiscriminata di O2 nei pazienti affetti da stroke sia associata, indipendentemente da altri fattori, ad una più alta incidenza di mortalità, rispetto ai pazienti normossici ed ipossici. Questo studio riafferma come l’ossigenazone controllata sia fondamentale per l’outcome del paziente critico, e come la somministrazione indiscriminata di O2 sia dannosa.

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Nuove linee guida 2013

17 Nov

Aggiunte nuove Linee Guida, come sempre full text e liberamente scaricabili. Consultate la sezione Linee Guida su MEDEST.

 

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Cosa ti sei perso questa settimana! MEDEST Review 10

11 Nov

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New Drug Combo Shows Efficacy for In-Hospital Cardiac Arrest Survival

La sensazione che l’efficacia dell’adrenalina nell’ACR sia tutta da dimostrare, ha stimolato negli ultimi anni molti studi che tendono a testare nuovi cocktail farmacologici ed il loro impatto sull’outcome del paziente in ACR. La combinazione tra vasopressina, corticosteroidi (metilprednisolone) ed adrenalina è sicuramente quella che ha riscosso maggior successo. Questo trial randomizzato dimostra la superiorità di questa combinazione farmacologica rispetto alla sola adrenalina sull’outcome neurologico dei pazienti in ACR. Il trial è stato condotto in ambito ospedaliero in cui l’eziologia dell’ACR è molto differente da quello extraospedaliero. Viste le incoraggianti indicazioni emerse attendiamo quindi con ansia l’esecuzione di uno studio di pari livello anche sull’ACR al di fuori dell’ospedale, che rappresenta un evento ad impatto socio-economico sicuramente più rilevante rispetto al suo corrispettivo ospedaliero.

Intranasal Midazolam Works for Seizure Emergencies in Kids

Syndi Seinfeld e John Pellock,due neurologi del Virginia Commonwealth University Medical Center di Richmond, hanno presentato al Child Neurology Society (CNS) 2013 Annual Meeting i risultati della loro review su 7 lavori randomizzati che analizzano l’efficacia del Midazolam somministrato per via intranasale nelle crisi convulsive, in circa 200 pazienti al di sotto dei 18 anni, rispetto al Diazepam somministrato sia per via endovenosa che per via rettale. Il Midazolam per via intranasale alla dose di 0,2 mg/kg ha dimostrato di essere altrettanto efficace, rapido, sicuro rispetto al Diazepam somministrato sia endovena che per via rettale. Le conclusioni di questa review, che potrebbero sembrare scontate, rassicurano tutti coloro che utilizzano oramai stabilmente la via intranasale per la somministrazione del Midazolam in modo “off label”, in particolare nei pazienti pediatrici in cui l’accesso venso in emergenza non è sempre agevole e per i quali questa via di somministrazione diventa fondamentale.

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Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Capnography for the Nonintubated Patient in the Emergency Setting

L’utilizzo della capnografia nel paziente intubato è stato ampiamente discusso e validato dagli studi e dall’esperienza clinica quotidiana. Nel paziente non in intubato invece l’utilizzo della capnografia in emergenza non è parimenti conosciuto, studiato ed utilizzato. In questo articolo si analizzano tutti gli aspetti che indicano l’utilizzo della misurazione non invasiva della EtCO2 nei pazienti con ketoacidosi diabetica, convulsioni, distress respiratorio, embolia polmonare, ipertermia maligna ed ansia. Viene evidenziato anche come la capngrafia sia uno strumento utilissimo per il monitoraggio del paziente al triage, nei trasferimenti interopsedalieri e durante le procedure condotte in sedo-analgesia. Un importante complemento alle nostre conoscenze sull’utilizzo della capnografia in emergenza.

Chest x-ray as a screening tool for blunt thoracic trauma in children

Nei pazienti pediatrici l’uso della TC ed i relativi rischi d’esposizione condizionano la scelta diagnostica dei medici in caso di trauma chiuso del torace. Questo lavoro esamina retrospettivamente i pazienti peditrici vittima di trauma del torace in 3 trauma center di primo livello dal 1999 al 2008. Si dimostra come la radiografia del torace è uno strumento predittivo utile per la selezione dei pazienti pediatrici da sottoporre a TC. Infatti i pazienti con RX negativo e TC positiva presentavano lesioni toraciche che non necessitavano d’intervento terapeutico successivo. La TC del torace quindi, secondo gli autori, dovrebbe essere riservata ai pazienti che allo screening radiologico presentano evidenza di emotorace, penuomotorace od enfisema sottocutaneo.

Guidelines for the Prevention and Treatment of Opportunistic Infections Among HIV-Exposed and HIV-Infected Children

Aggiornale le linee guida sulla prevenzione ed il trattamento delle infezioni opportunistiche nei pazienti pediatrici sieropositivi o con HIV conclamato.

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Cosa ti sei perso questa settimana! MEDEST Review 09

4 Nov

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Balancing Thrombotic Events and Bleeding in Primary PCI

In questo articolo viene indagato l’uso della Bivalirudina (Angiox, The Medicines Company UK Ltd), nei pazienti sottoposti a PCI. In particolare vengono commentati i risultati di due studi molto recenti European Ambulance Acute Coronary Syndrome Angiography (EUROMAX) ed Harmonizing Outcomes with Revascularization and Stents in Acute Myocardial Infarction (HORIZONS-AMI). L’ autore, Shamir R. Mehta, evidenzia i rischi di restenosi e di sanguinamento maggiore evidenziati nel trial HORIZONS-AMI, e come nel trial EUROMAX, in cui il farmaco veniva somministrato in fase preospedaliera, la riduzione degli eventi avversi possa essere dovuta ad alcuni bias nel disegno dello studio.
Andando ad esaminare i conflitti d’interesse dichiarati dall’autore si rileva come esso percepisce compensi sia da AstraZeneca (Ticagrelor), Bristol-Myers Squibb (Plavix), Sanofi (Plavix), Eli Lilly (Prasugrel) anche in merito all’argomento trattato nell’articolo (Executive committee of the TAO trial per Sanofi).
In questo studio retrospettivo gli autori mettono a confronto la terapia trombolitica endovascolare per i pazienti affetti da ictus ischemico rispetto alla tradizionale trombolisi sistemica. L’analisi dei dati evidenzia dei benefici in termini di riduzione dell’area infartuale nei pazienti con occlusioni prossimali e con NIHSS superiore a 14. Questi risultati possono sicuramente essere un criterio di selezione dei pazienti da sottoporre ad un futuro studio randomizzato di larga scala.

Steroid-Pressor Cocktail for In-Hospital Cardiac Arrest? – See more at: http://www.jwatch.org/na31719/2013/09/24/steroid-pressor-cocktail-hospital-cardiac-arrest#sthash.qZBir4Aa.dpuf

Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Hypothermia at Primary PCI Fails to Limit MI Size, but Subgroup Success Intrigues: CHILL MI

Lo studio analizza l’effetto dell’ipotermia terapeutica intra PTCA sull’estensione dell’area infartuale nei pazienti con STEMI. I risultati preliminari presentati al TCT 2013 sono negativi in termini assoluti. Solo il sottogruppo rappresentato dagli infarti anteriori estesi sembra beneficiare di tale tecnica. E’ su questi pazienti quindi che i futuri studi dovranno indagare se l’utilizzo dell’ipotermia terapeutica aumenti i benefici della PTCA nei pazienti con STEMI.

Novel Modes of Mechanical Ventilation

Una carrellata molto interessante per tutti gli appassionati di ventilazione meccanica, che prende in esame le nuove tecniche, le indicazioni al loro utilizzo ed i possibili benefici sui pazienti.

The prognostic value of end tidal carbon dioxide during cardiac arrest- A systematic review

L’EtCO2 è diventata oramai un “gold standard” per monitorare il paziente in ACR. Non è ancora chiaro il suo valore predittivo sull’outcome ed un valore di cut-off che abbia una sensibilità e specificità tale per essere un parametro veramente affidabile in tal senso. In questa review sistematica si fa il punto dello stato dell’arte. Si evidenzia come sicuramente la EtCO2 è correlata all’outcome e che valori bassi (sotto 1,33 kPa) siano altamente predittivi di outcome negativo. Si evidenzia anche come tale valore non ha ancora la specificità e la sensibilità tale da renderlo affidabile. In sostanza l’EtCO2 al momento non può essere, se esaminata isolatamente, considerata un parametro affidabile per indicare il termine delle manovre rianimatorie.

Extracorporeal life support associated with hypothermia and normoxemia in refractory cardiac arrest

Safety and feasibility of prehospital extra corporeal life support implementation by non-surgeons for out-of-hospital refractory cardiac arrest

Questi due articoli evidenziano le grandi prospettive dell’Extracorporeal life support (ELS), e come tale nuova tecnica di rianimazione avanzata sia fattibile sia dentro che fuori dall’ospedale. Forse il futuro livello dell’ALS non è poi così lontano.

 

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