Archive | September, 2013

Cosa ti sei perso questa settimana! MEDEST review 04

30 Sep

MEDEST-review

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Questa settimana su MEDEST review:

Aminophylline for cardiac arrest

Aminophylline for cardiac arrest

  • L’uso dell’aminofillina durante l’arresto cardiaco extraopsedaliero basa il suo razionale sull’attività antagonista del farmaco nei confronti dell’adenosina che esacerba la bradiasistolia e diminuisce l’effetto delle catecolamine somministrate durante le manovre di rianimazione. Questa review identifica 5 studi sull’argomento, ed analizza l’effetto della somministrazione dell’Aminofillina su vari outcome nell’arresto cardiaco bradiasistolico. Gli autori concludono che non vi è evidenza di alcun beneficio su nessuno degli end-points presi in considerazione.

Clinical Decision Rules to Rule Out Subarachnoid Hemorrhage for Acute Headache

  • Uno studio multicentrico randomizzato valuta la sensibilità e la specificità dei crtieri di Ottawa per escludere la presenza di emorragia sub-aracnoidea in pazienti con cefalea. Buona sensibilità  ma scarsa specificità consigliano di attendere ulteriori evidenze prima  di utilizzarli sul campo, ma le premesse sono incoraggianti.
  • Stop all’uso di colloidi contenenti l’amido idrossietilico (HES). I pazienti critici trattati con collodi a base di HES (Voluven, Amidolite ecc…) hanno un maggiore rischio di sviluppare insufficienza renale ed una maggiore mortalità rispetto a quelli trattati con cristalloidi. Questo comunicato dell’ufficio di farmacovigilanza ufficializza il rischio ed introduce il divieto d’uso cautelativo.
Steroid-Pressor Cocktail for In-Hospital Cardiac Arrest? – See more at: http://www.jwatch.org/na31719/2013/09/24/steroid-pressor-cocktail-hospital-cardiac-arrest#sthash.qZBir4Aa.dpuf

Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

Steroid-Pressor Cocktail for In-Hospital Cardiac Arrest?

  • Un trial randomizzato per valutare l’effettivo beneficio della somministrazione di un cocktail di adrenalina, vasopressina e metilprednisolone durante l’arresto cardiaco. I pazienti trattati col “cocktail” hanno un beneficio sulla sopravvivenza e un migliore outcome neurologico. Ancora niente di definitivo ma forse una buona strada da esplorare. Ne sentiremo parlare in futuro.

Evaluation of Paramedic Utilization of the Intubating Laryngeal Mask Airway in High-Fidelity Simulated Critical Care Scenarios.

  • Se nella gestione delle vie aeree da una parte si tende sempre di più a ricercare il device perfetto per la visualizzazione della laringe, non bisogna dimanticare come i presidi sovraglottici siano una valida alternativa per la ventilazioen del paziente critico. Se poi ci permettono anche di intubare al via aerea in modo rapido e semplice sono i benvenuti. E’ il caso dell’intubating LMA  che in questo studio dimostra di essere maneggevole e facilmente utilizzabile anche da novizi in presenza di una via aerea difficile.

 

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Aberranza od ectopia nelle tachiaritmie a complessi larghi: un metodo “one step” per fare diagnosi.

25 Sep

Vtach question mark

La diagnosi elettrocardiografica delle tachiaritmie a complessi larghi pone spesso il medico d’urgenza di fronte ad un dilemma culturale e clinico.

La localizzazzione del foco ectopico o il riconoscimento dell’aberranza infatti non sono un mero esercizio accademico ma un’informazione determinante per il proseguio del percorso terapeutico.

Molti metodi che utilizzano criteri clinici e morfologici sono stati indicati come adiuvanti nella diagnosi in caso di tachiaritmie a complessi larghi.

I criteri clinici si sono dimostrati nel corso degli anni poco affidabili ed addirittura fuorvianti.

I criteri morfologici hanno specificità e sensibilità tra di loro diverse.

  • Brugada Algorithm: SN 89%, SP 59.2%
  • Vereckei aVR Algorighm: SN 87.1%, SP 48%
  • Bayesian Algorithm: SN 89%, SP 52%
  • Griffith (Bundle Branch Block) Algorithm: SN 94.2%, SP 39.8%

Tra tutti quello che sicuramente ha riscosso più fortuna è il metodo di Brugada.

http://academiclifeinem.com/wp-content/uploads/2013/08/Screen-Shot-2013-08-21-at-5.39.11-PM.png

http://academiclifeinem.com/wp-content/uploads/2013/08/Screen-Shot-2013-08-21-at-5.39.32-PM.png

Attribution: ALIEM Academic Life In Emergency Medicine

Il metodo di Brugada è sicuramente poco maneggevole nel setting dell’emergenza, perchè è multi-step e quindi di difficile memorizzazione ed applicabilità.

Il metodo R-Wave Peak Time (RWPT) è sicuramente un metodo di semplice uso e di facile memorizzazione.

E’ one-step e si applica in derivazione D2 che è la derivazione più comunemente usata quando facciamo diagnosi di ritmo dal monitor-defibrillatore

Consiste nel misurare l’intervallo tra la fine dell’isoelettrica e il primo cambiamento di direzione dell’asse del QRS.

http://academiclifeinem.com/wp-content/uploads/2013/08/619px-RWPT-2.png

Attribution: ECGpedia.org

La diagnosi di Tachcicardia Ventricolare può essere posta quando questo intervallo ≥ 50 ms.

Il criterio dimostra una buona sensitività e specificità, anche se è stato finora validato su un campione limitato di pazienti

 Sensitivity  93.2% 
 Specificity  99.3% 
 Positive Predictive Value  98.2% 
 Negative Predictive Value       93.3% 

Quello che sembra l’uovo di colombo  nelle tachiaritmie a complessi larghi in effetti introduce un criterio interessante, ma pone la difficile condizione di dover calcolare con precisione la fine dell’isoelettrica ed il cambio di direzione dell’asse del QRS, per poterlo applicare correttamente.

Bottom line:

Aberranza o ectopia?

  • I criteri clinici sono inaffidabili e fuorvianti.

  • I criteri morfologici classici e multi-step sono difficilemtne applicabili in emergenza.

  • Il metodo R-Wave Peak Time (RWPT) è affidabile e riproducibile.

  • E’ auspicabile una misurazione elettronica del criterio da esso utilizzato per renderlo applicabile.

  • Sono sicuramente necessari studi che lo validino su un campione più ampio di pazienti.

References:

  1. P. Brugada, J. Brugada, L. Mont, J. Smeets, and E.W. Andries, “A new approach to the differential diagnosis of a regular tachycardia with a wide QRS complex.”, Circulation, 1991.
  2. A. Vereckei, G. Duray, G. Szénási, G.T. Altemose, and J.M. Miller, “Application of a new algorithm in the differential diagnosis of wide QRS complex tachycardia.”, European heart journal, 2007.
  3. E.W. Lau, R.K. Pathamanathan, G.A. Ng, J. Cooper, J.D. Skehan, and M.J. Griffith, “The Bayesian approach improves the electrocardiographic diagnosis of broad complex tachycardia.”, Pacing and clinical electrophysiology : PACE, 2000.
  4. M.J. Griffith, C.J. Garratt, P. Mounsey, and A.J. Camm, “Ventricular tachycardia as default diagnosis in broad complex tachycardia.”, Lancet, 1994.
  5. L.F. Pava, P. Perafán, M. Badiel, J.J. Arango, L. Mont, C.A. Morillo, and J. Brugada, “R-wave peak time at DII: a new criterion for differentiating between wide complex QRS tachycardias.”, Heart rhythm : the official journal of the Heart Rhythm Society, 2010.
  6. T. Datino, J. Almendral, P. Avila, E. González-Torrecilla, F. Atienza, A. Arenal, and F. Fernández-Avilés, “Specificity of electrocardiographic criteria for the differential diagnosis of wide QRS complex tachycardia in patients with intraventricular conduction defect.”, Heart rhythm : the official journal of the Heart Rhythm Society, 2013.

Cosa ti sei perso questa settimana! MEDEST Review 03

23 Sep

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Questa settimana su MEDEST review:

Tranexamic acid for reducing mortality in emergency and urgent surgery (Review)

  • Il punto sull’uso dell’Acido Tranexamico nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico d’urgenza. Le evidenze dimostrano come il suo utilizzo riduca la necessità di trasfusioni in questo tipo di pazienti. Gli autori evidenziano inoltre come sia auspicabile un trial pratico ed ampio che confermi questa tendenza anche in gruppi maggiormente eterogenei di pazienti.

Vomiting Should Be a Prompt Predictor of Stroke Outcome

  • Stratificare il rischio nei pazienti che soffrono di stroke, è sempre un argomento molto controverso. In questa analisi retrospettiva gli autori individuano i pazienti affetti da stroke che hanno il vomito come sintomo d’esordio. Concludono che la presenza di vomito è un ottimo predittore di mortlità nei pazienti affetti da stroke.

Door to baloon time and mortality in STEMI

  • La battaglia sulla riduzione del Door to balloon time nello STEMI sembra essere vinta. Negli ultimi 20 anni la sua riduzione è stata sostanziale. Ma la guerra contro la mortalità, come dimostra chiaramente questo articolo ha ancora molti fronti su cui combattere. La mortalità intraospedaliera infatti non si è ridotta in modo statisticamente significativo.

The Impact of Prehospital Continuous Positive Airway Pressure on the Rate of Intubation and Mortality from Acute Out-of-hospital Respiratory Emergencies.

  • In questo studio retrospettivo si esamina l’impatto dell’introduzione della CPAP nel sistema di emergenza sanitaria territoriale della regiore di Toronto. Vengono misurati prima e dopo la mortalità e la percentuale d’intubazione dei pazienti affetti da distress respiratorio. In contrasto con altri studi analoghi sembra che non ci sia nessun beneficio dall’introduzione della CPAP sul territorio. Gli autori, visto i risultati in clamorosa controtendenza, sottolineano come essi potrebbero essere specifici della situazione territoriale locale e non applicabili ad altri sistemi con organizzazione e professionalità diverse.

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Il bicarbonato in emergenza sanitaria preospedaliera: evidenze scientifiche e retaggio storico

17 Sep

Bicarb noaccess

Nei nostri fialari e nei nostri zaini d’emergenza non mancano mai le 7/8 fiale di Sodio Bicarbonato.

Un peso inutile o spazio ben utilizzato?

L’indicazione all’uso del Bicarbonato negli anni si è gradualmente ridimensionata.

L’indicazione attuale in urgenza preospedaliera è limitata al trattamento dell’ACR in pazienti con sospetta iperkaliemia o sospetta intossicazione da antidepressivi triciclici (ADT).

Le altre indicazioni storiche del bicarbonato sono urgenze prettamente intraospedaliere (acidosi metabolica, iperkaliemia) o specificamente tossicologiche ( intossicazioni da ADT, salicilati, fenobarbitale, metnaolo ecc…) tutte di difficile diagnosi sul territorio.

Ma cosa dicono le evidenze scientifiche a supporto dell’uso del bicarbonato in medicina d’urgenza?

  1. Da molti anni oramai l’uso routinario del bicarbonato nell’ACR non è più indicato. E’ dimostrato che diminuise il Ph intracellulare, e tutte le linee guida (anche quelle sulla rianimazione neonatale) non ne individuano alcuna utilità, ed anzi segnalano il possibile effetto dannoso sulla contrattilità miocardica e sulla funzionalità cerebrale. Su 19 review retrospettive che riguardano questo tema, 11 hanno dimostrato che non vi è alcun vantaggio le restanti 8 evidenziano un effetto negativo sull’outcome.
  2. Nei pazienti iperkaliemici, gli studi attuali dimostrano che l’uso del potassio, nonostante non sia dannoso, non riduce acutamente i livelli di potassio ematici (ma solo dopo alcune ore), mentre farmaci come il Calcio, l’albuterolo o l’insulina agiscono in modo molto più rapido (alcuni minuti) e quindi efficace.
  3. Nei pazienti con acidosi metabolica (chetoacidosi diabetica per esempio) le attuali linee guida raccomandano il bicarbonato solo quando il pH≤ 6,9. Tutte le evidenze infatti indicano come non ci sia differenza nei pazienti acidotici trattati con bicarbonato e con pH>6,9 rispetto a quelli trattati con terapia tradizionale.
  4. Nell’intossicazione da antidepressivi triciclici (ADT) l’uso del bicarbonato è supportato da molte evidenze che derivano da studi su modello animale e poche in ambito umano (solo case reprot, nessun trial randomizzato). Ad oggi sembra ragionevole usare il bicarbonato in caso di sospetta overdosaggio di ADT con lo scopo di alcalinizzare le urine e favorire la diuresi. Vista la mancanza di evidenze certe il suo uso dovrebbe essere riservato ai pazienti gravemenete compromessi dal punto di vista emodinamico o affetti da aritmie ventricolari immediatamente pericolose per la vita.

Conclusioni:

  • L’uso routinario di Bicarbonato in ACR non è utile e potenzialmente dannoso.

  • Nel paziente con iperkaliemia e con aritmie maligne a rischio, o già in ACR, la stabilizzazione del miocardio deve essere quanto più rapida possibile.  Il Calcio (cloruro o gluconato), l’albuterolo e l’insulina sono, vista la rapidità d’azione, sicuramente più indicati del Bicarbonato

  • Nei pazienti con acidosi metabolica il Bicarbonato non è sicuramente utile per pH≥ 6,9, mentre non è chiaro se lo sia per quelli con pH<6,9.

  • Rimane dubbia l’indicazione all’uso del Bicarbonato in pazienti in ACR da sospetta intossicazione da ADT.

References:

  1. Judy L. Aschner, MD, Ronald L. Poland,MD Sodium Bicarbonate: Basically Useless Therapy Pediatrics 2008;122;831
  2. AC, Maxwell PR, Hughes DW. Intravenous Sodium Bicarbonate Therapy in Severely Acidotic Diabetic Ketoacidosis The Annals of Pharmacotherapy 2013 July/August, Volume 47
  3. Mahoney BA, Smith WAD, Lo D, Tsoi K, Tonelli M, Clase C Emergency interventions for hyperkalaemia Published Online: July 8, 2009
  4. Paige Larrabee, MD Northwest Newborn Specialists, PC The Use (or non-use) of sodium bicarbonate to treat neonatal metabolic acidosis, October 7, 2009
  5. G W Kerr, A C McGuffie, S Wilkie Tricyclic antidepressant overdose: a review Emerg Med J 2001;18:236–241
  6. Blackman K, Brown SG, Wilkes GJ  Plasma alkalinization for tricyclic antidepressant toxicity: a systematic review.

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Cosa ti sei perso questa settimana! MEDEST review 02

15 Sep

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Questa settimana su MEDEST review:

Airway management the times they are a-changin

  • Dalla laringoscopia diretta alla videolaringoscopia. Un editoriale molto chiaro sul passato presente e futuro dell’intubazione orotracheale.

Acute Pancreatitis management: new guidelines released

  • I criteri clinico-strumentali per la diagnosi e gli interventi terapeutici da attuare nei pazienti con pancreatite acuta. Le nuove linee guida della Società Americana di gastroenterologia

Do Airway Skills Learned on a Manikin Transfer to Patients?

  • Lo studio compara la performance di personale inesperto nella ventilazione a maschera o con maschera laringea. Tutti i partecipanti hanno prima ricevuto un training sul manichino. I risultati dimostrano come il training è inutile per la ventilazione a maschera mentre è molto efficace nel caso della maschera laringea, dimostrando quindi come la maschera laringea è più efficace della ventilazione a maschera quando utilizzata da personale con scrsa esperienza.
  • Non è pensabile che tutto il personale medico che lavora sul territorio sia specializzato in anestesia e rianimazione. Questo studio comunque dimostra che quando praticata da personale esperto l’intubazione orotracheale preospedaliera è sovrapponibile a quella ospedaliera per efficacia e numero di complicanze.
  • Gli investigatori dimostrano che non vi è differenza in mortalità tra i pazienti traumatizzati intubati con laringoscopio tradizionale rispetto a quelli intubati con un videolaringoscopio. Ma l’impossibilità a randomizzare almeno il 30% dei pazienti per scelta dell’operatore, che ha preferito il videolaringoscopio per previsione di intubazione difficile, ha sicuramente influenzato positivamente la prestazione della laringoscopia diretta.

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Cosa ti sei perso questa settimana! MEDEST review 01

9 Sep

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Da questa settimana MEDEST raccoglie in un post gli articoli migliori, a nostro giudizio naturalmente, dalle riviste più autorevoli su argomenti di medicina d’urgenza.

Questa settimana su MEDEST review:

Duration of resuscitation efforts and survival after in-hospital cardiac arrest: an observational study:

  • La durata della RCP non condiziona in modo negativo la sopravvivenza e l’outcome neurologico dei pazienti in ACR. Quindi prolungare gli sforzi rianimatori non è sempre futile (solo se la RCP è di buona qualità n.d.r.).

Expanding Disease Definitions in Guidelines and Expert Panel Ties to Industry

  • Le linee guida internazionali sono la base del nostro lavoro. Ma occhio ai conflitti d’interesse dei comitati scientifici. In questo articolo gli autori evidenziano come la maggior parte delle linee guida tendono ad ampliare la popolazione di potenziali pazienti e nessuna di esse a restringerla, contestualmente molti degli estensori dichiarano legami economici con aziende economicamente coinvolte nella patologia trattatta.

Hyperbaric Oxygen Therapy: don’t be misled

  • Volete fare chiarezza su miti e certezza nell’utilizzo dell’ossigenoterapia iperbarica? In questo articolo indicazioni ma sopratutto false indicazioni dell’iperbarismo.

A pilot study examining the role of regional cerebral oxygen saturation monitoring as a marker of return of spontaneous circulation in shockable (VF/VT) and non-shockable (PEA/Asystole) causes of cardiac arrest

  • L’ossimetria cerebrale non invasiva, come dimostrato da questo studio pilota, pùò essere un utile metodo per la previsione dell’outcome nei pazienti in ACR. Questo ruolo è più marcato nei pazienti che sono in PEA o in asistolia rispetto a quelli che hanno ritmi defibrillabili; gli autori comunque segnalano come tutti i pazienti con valoro di rSO2 inferiori al 30%non hanno raggiunto il ROSC nonostante un ALS di buona qualità.

Prehospital use of cervical collars in trauma patients – a critical review.

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Adrenalina nell’arresto cardiaco preospedaliero. Lo stato dell’arte e qualcosa di nuovo….

7 Sep

Epi

Cosa è importante nel trattamento dell’arresto cardiaco, perchè è scientificamente provato che funziona migliorando sia la sopravvivenza che l’outcome neurologico?

Sicuramente una RCP di buona qualità, che tenda a praticare un massaggio cardiaco efficace, e la defibrillazione  effettuata più precocemente possibile.

Cosa altro facciamo tutti noi quando gestiamo un ACR, perchè previsto dai protocolli per tutti i ritmi d’esordio dell’arresto?

L’Adrenalina per tutta la durata della rianimazione ogni 3-5 min.

Ma ci sono le stesse evidenze scientifiche sulla sua utilità rispetto a quelle che supportano l’efficacia del massaggio e della defibrillazione precoce?

Cominciamo dallo stato dell’arte:

Gli studi finora condotti, come evidenzia la recentissima Epinephrine in outofhospital cardiac arrest: A critical review, e come già su MEDEST in un precedente post  avevamo evidenziato, dimostrano

in modo univoco, come l’uso dell’Adrenalina nell’arresto cardiaco (bene che vada) influenza positivamente la percentuale di ROSC, ma non ha nessun effetto positivo (nella migliore delle ipotesi) sul numero di pazienti dimessi vivi dall’Ospedale o sul di loro outcome neurologico.

Lo scetticismo sull’utilità dell’adrenalina nell’ACR preospedaliero è quindi più che giustificato, tanto che anche autori molto stimati (da me in primis) come Scott Weingarth e Ryan Radecki hanno pubblicato post molto chiari in merito in cui iniziano a ventilare un possibile abbandono dell’Adrenalina (così come successo per l’Atropina) come farmaco principe nell’ACR:

EMCrit Wee – Abandon Epinephrine?
More Nails In the Coffin For Epinephrine
 
Ed ora qualcosa di nuovo:

Effects of prehospital epinephrine during out-of-hospital cardiac arrest with initial non-shockable rhythm: An observational cohort study

Yoshikazu Goto, Tetsuo Maeda, Yumiko N Goto. Critical Care2013,17:R188 doi:10.1186/cc12872

Gli autori analizzano in modo retrospettivo 209,577 ACR preospedalieri, li dividono in base al ritmo d’esordio in defibrillabili e non defibrillabili, e pongono come end-point primario la sopravvivenza ad 1 mese, e come end-point secondari la percentuale di ROSC e l’outcome neurologico ad 1 mese.

I risultati confermano come i ritmi defibrillabili hanno una migliore performance su tutti gli end-point, ribadendo le evidenze precedenti.

Riguardo all’efficacia dell’adrenalina dimostrano che la percentuale di ROSC, la sopravvivenza e lo stato neurologico ad 1 mese sono significativamente migliori, per i soli ritmi non defibrillabili, nei pazienti trattati con Adrenalina.
I benefici della somministrazione di Adrenalina nei ritmi non defibrillabili si mantengono su tutti gli end-point anche quando il farmaco viene somministrato tardivamente, ma comunque entro 20 min. dall’esordio dell’ACR.

Commento:

Questo è il primo studio che dimostra un qualche beneficio dell’Adrenalina sulla sopravvivenza e sullo stato neurologico dei pazienti colpiti da ACR, sebbene solo in quelli il cui ritmo iniziale è non defibrillabile.
E’ inoltre uno studio molto significativo, perche’ coinvolge (ancorchè con tutte le limitazioni degli studi retrospettivi) un gran numero di pazienti il cui reclutamento è rigoroso e la cui analisi statistica affidabile.
Di sicuro bisognerà attendere ulteriori trials che mirino a precisare l’utilità dell’Adrenalina, indicando in modo più dettagliato gli scenari in cui la sua efficacia è maggiore, ma con questo studio si inizia a scalfire quel muro di scetticismo che ultimamente si era creato intorno ad una pratica comunemente accettata (nonostante le evidenze) e quotidianamente praticata (anche da chi la critica).
Quindi seguite MEDEST e sarete come sempre puntualmente aggiornati.

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References:

Una voce fuori dal coro sull’utilità dell’Acido Tranexamico nel trauma.

4 Sep

I risultati dello studio CRASH-2 hanno portato prepotentemente all’attenzione dei professinisti sanitari l’uso dell’acido Tranexamico nel paziente traumatizzato.

Anche MEDEST qualche mese fa ha pubblicato un articolo in proposito, in cui oltre ad evidenziare i risultati dello studio veniva caldeggiata l’ipotesi che tutti i sistemi d’emergenza prendessero in considerazione l’inserimento dell’Acido Tranexamico nei propri protocolli sul politrauma.

L’entusiasmo è generale e scorrendo la letteratura è molto difficile trovare voci meno che entusiastiche sul tema. Nessuna traccia di dissenso.

E’ quindi con favore che accogliamo ed ospitiamo questo recente editoriale pubblicato su “The Medical Journal of Australia” dal titolo “Trauma and tranexamic acid” ed a firma di Russell L Gruen, Ian G Jacobs a e Michael C Reade (credits).

In sostanza gli autori sottolineano alcuni dubbi sia sul metodo che sul merito. Vediamo quali:

  1. Solo il 2% dei pazienti arruolati da CRASH-2 sono assimilabili a quelli trattati nei moderni sistemi trauma (nonostante lo studio si sia svolto in luoghi che hanno trauma systems molto avanzati) in cui l’accesso ai prodotti ematici, alla radiologia interventistica, alla damage-control surgery ed in generale all’area intensiva sono routinariamente disponibili. La mortalità di base indicata nel lavoro infatti è molto superiore a quella dei sistema trauma più evoluti, e questo potrebbe aver condizionato la significatività statistica a favore della sopravvivenza.
  2. Sembra molto sotto-investigata la possibile interazione dell’Acido Tranexamico con altre terapie tese a contrastare il sanguinamento e le coagulopatie post-trauma. Lo stato ipercoagulativo indotto dall’Acido Tranexamico potrebbe infatti (teoricamente) favorire l’insorgenza di complicanze spesso fatali, come l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda, tipiche del paziente politraumatizzato. Queste complicanze che nel CRASH-2 sono molto rare, nello studio parallelo, condotto in ambito militare (MATTERs study), sono rispettivamente 9 e 12 volte maggiori nella popolazione trattata con Acido Tranexamico rispetto a quella di controllo.
  3. Alcuni dubbi inoltre sorgono sull’effetto biochimico dell’acido tranexamico che riducendo l’azione fibrinolitica della plasmina tende ad indurre una coagulopatia acuta post-traumatica (ATC). Questa complicanza è in effetti poco correlata con il trauma in se stesso (sol 1 paziente su 10 ne soffre), mentre sembra essere molto frequente (per circa il 50% dei casi) nei pazienti politraumatizzati che vengono massivamente trasfusi. E visto che l’acido Tranexamico è frequentemente parte dei protocolli in cui sono previsti alte dosi di emazie concentrate o di altri fattori ematici, il dubbio sorge spontaneo. Nel CRASH-2 questa possibile correlazione non viene adeguatamente indagata e smentita.

Sicuramente uno studio, anche se ben potenziato e condotto rigorosamente, non può essere conclusivo. I dubbi espressi nell’articolo menzionato sono legittimi sia dal punto di vista scientifico, che metodologico.

A tal proposito sono già in programma (negli USA ed in Australai) altri trial che prenderanno in considerazione, cercando di dargli una risposta, i  dubbi lasciati irrisolti da CRASH-2.

Attendiamo fiduciosi e vigiliamo su ogni possibile cambiamento.

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References:

Russell L Gruen, Ian G Jacobs and Michael C Reade. Trauma and tranexamic acid.

Evita i comuni “bias” mentali. Conosci te stesso!

3 Sep

Confirmation bias

Pensi di riuscire a formarti un’opinione assolutamente obiettiva dopo aver esaminato tutte le fonti pro e contro un determinato argomento?
Non è così!
In effetti tieni conto solo di quello che rispecchia le tue opinioni preconcette ed ignori tutto il resto, anche se degno di attenta e seria considerazione. 
Il risultato è che anche le tue scelte professionali possono essere frutto, più che di una ponderata scelta scientifica, di una miope e preconcetta soggettività. (The confirmation bias)

Pensi di essere così obiettivo da riuscire a scindere le informazioni dal tuo giudizio personale sulla persona che le espone?
Non è così!
Lo status  e le credenziali della persona che espone delle opinioni influenza in modo determinante la tua percezione del messaggio scientifico. 
Il risultato è che rischi di avvalorare tesi assolutamente fasulle proposte da una persona di cui hai profonda stima, ed al contrario ignorare messaggi fondamentali solo perché esposti da persone verso cui hai una diffidenza preconcetta (magari basata solo su elementi formali e non sostanziali). (The Argument from Authority)

Pensi di essere in grado di controllare le tue emozioni nelle situazioni di emergenza estrema e di gestire tutto nel modo più efficiente e razionale?
Non è così!
In effetti la tua è solo calma apparente. Un meccanismo di difesa che porta ad illuderti che tutto è normale anche nei momenti di crisi. 
La tua apparente razionalità ed efficienza rischia di trasformarsi in immobilismo.  
Il risultato sarà quello di sottostimare l’emergenza e di realizzarne la gravita’ solo quando e’ oramai troppo tardi. (Normalcy bias)

Ma tranquillo sono fenomeni assolutamente descritti e di cui tutti noi siamo vittime inconsapevoli. 
Conoscerci e rendere meno inconsapevoli alcuni meccanismi psicologici permette di migliorare le nostre performances professionali e non.

Read also:

by David McRaney  http://youarenotsosmart.com/