Tag Archives: emergency medicine

Linee guida 2013 sulla gestione del paziente con trauma spinale. Novità per la Medicina d’urgenza preospedaliera

17 May

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CNS Spinal trauma management 2013 Selected Guidelines

Aggiornamento 2013 delle Linee Guida GOLD sulla diagnosi e la cura della BPCO

30 Apr

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L’intubazione in emergenza: an advanced airway experience

29 Mar

The ASA Difficult Airway Algorithm ChartUtilizzereste mai questo algoritmo per intubare un paziente in emergenza?

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Se la vostra risposta è no, e la vostra espressione è tra lo stupito ed il raccapriccio, seguite questo video-podcast sulla gestione delle vie aeree in emergenza che illustra un punto di vista semplice ed applicabile anche al setting preospedaliero e diteci cosa ne pensate.

G.C.S. in emergenza: è giunto il momento per uno score migliore?

24 Mar

imagesLa valutazione del paziente con alterazione dello stato di coscienza in medicina d’urgenza non può prescindere dall’utilizzo del GCS. Tutti lo consigliano, lo inseriscono come scala di valutazione dello stato neurologico nelle cartella clinica,ma quanti lo ricordano veramente? Quanti lo usano in emergenza per prendere le decisioni critiche? Ma sopratutto è lo strumento adatto al nostro contesto lavorativo?

Un editoriale pubblicato da Steven Green nel 2011 su Annals of Emergency Medicine analizza in modo critico questi aspetti.

Il Glasgow Coma Scale è stato proposto per la prima volta, nel 1974, dai neurochirughi Graham Teasdale e Bryan Jennet, professori dell’Università di Glasgow.

  • Il GCS era pensato  per il monitoraggio “bedside” del paziente in reparto neurochirurgico. Non è stato creato per il paziente traumatizzato e meno che mai per l’utilizzo in emergenza. Gli stessi Teasdale e  Jennett, nel 1978 scrivono: We have never recommended using the GCS alone, either as a means of monitoring coma, or to assess the severity of brain damage or predict outcome.
  • Il GCS attualmente viene utilizzato per il monitoraggio del paziente con alterazione dello stato di coscienza e per la comunicazione tra professionisti sanitari, ma uno studio dimostra come solo nel 38% dei casi concideva e nel 33% dei dati riportati variava per più di 2 punti tra un professionista e l’altro. La sua precisione e riproducibilità è quindi largamente sopravvalutata.
  • Nell’utilizzo corrente il GCS è riportato come somma di tre scale (E,M,V) che però chiaramente non sono equivalenti dal punto di vista clinico e predittivo dell’outcome.  Gli studi effetuati infatti dimostrano come valori equivalenti di GCS hanno valore prognostico differente a secondo delle combinazioni che portano a quel determinato valore. Per esmpio un GCS di 4 può risultare da differenti combinazioni con outcome di sopravvivenza diversi: 2/1/1 (sopravvivenza = 0.52), 1/2/1 (sopravvivenza = 0.73), 1/1/2 (sopravvivenza = 0.81).
  • Nonostante sia ormai universalemnte accettato in pratica anche i neurochirurghi lo calcolano corretamente solo nel 56% dei casi. I medici militari, come riportato in questo studio, ne hanno una scarsa conoscenza (solo il 15% lo ricorda correttamente). Una recente analisi sul suo utilizzo ribadisce come anche personale formato al suo utilizzo lo calcoli correttamente solo in una piccola percentuale dei casi (tra il 20 ed il 37% nei casi di GCS tra 7 e 12).
  • Il suo utilizzo come sturmento decisionale in medicina d’urgenza è molto discutibile. Avete mai intubato un paziente esclusivamente sulla base del calcolo del GCS? O la decisione della gestione delle vie aeree è prettamente clinica e poi, a posteriori viene ricostruito un valore di Glasgow per rafforzarne la validità?

Forse è giunto il tempo per riconsiderare l’utilizzo del GCS in medicina d’urgenza.

L’utilizzo di scale più semplici, di più facile applicabilità e più fedelmente riproducibili potrebbe portare ad un correlazine migliore con l’outcome ed a fornire uno strumento più utile per le decisioni critiche al professionista dell’emergenza sanitaria.

SMACC 2013

18 Mar

Social Media and Critical Care dal 11 al 13 Marzo a Sidney è stato un evento pieno di formidabili informazioni per tutto il mondo della medicina d’urgenza.Smacc
Per chi non avesse seguito live i lavori e le bellissime presentazioni ecco il canale You Tube su cui vederle in differita.
http://www.youtube.com/user/TheSMACCchannel/videos?view=0&flow=grid

Per tutto il resto delle informazioni

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Il trauma preospedaliero tra evidenze e leggende metropolitane

10 Mar

MEDEST presenta un podcast video sulla gestione del trauma preospedaliero.

Questa presentazione è stata parte del seminario “La gestione clinica e organizzativa del trauma maggiore nell’Azienda Sanitaria Firenze: proposta di un percorso condiviso” tenutosi a Firenze il 6 Marzo scorso.

Buona visione a tutti.

References:

  1. The Golden Hour: Scientific Fact or Medical ‘‘Urban Legend’’
  2. Emergency Medical Services Intervals and Survival in Trauma copy
  3. The Golden Hour: Scientific Fact or Medical ‘‘Urban Legend’’?

The Vortex: a new, simple approach for the management of unexpected difficult airway

9 Feb

Vortex is a new simple approach to the difficult airway management.

Dr Nicholas Chrimes and Dr Peter Fritz proposed this new and simple method and published a free book on the argument.

Vortex free book

They also made a brief video presentation and some illustrative video tutorials in clinical scenarios

Stay tuned those two guys are very smart, and the method they propose has a lot of good potential benefits even for prehospital emergency medicine professionals.

DSI and Vortex for emergency prehospital airway management: is that the future?

Coming soon…..

Dalla “Rapid” alla “Delayed Sequence Intubation”: spazio ai preliminari in Medicina d’urgenza.

8 Feb

Nelle fase  necessariamente concitate di una intubazione farmacologicamente assistita di un paziente altamente critico, non vi sembra manchi qualcosa?

L’attenzione alla laringosocpia diretta ed al passaggio del tubo al primo tentativo non ci fa tralasciare target fisiologici altrettanto importanti?

Nei momenti di pura apnea, (durante la laringoscopia diretta, durante il tentativo di passaggio del tubo, della conferma del posizionamento e del fissaggio) che fine fa l’ossigenazione del sangue arterioso di un paziente già verosimilmente gravemente ipossico?

Abbiamo modo di evitare una grave desaturazione durante questi passaggi obbligati della IOT?

La letteratura recente e i più autorevoli Blog di medicina d’urgenza si pongono lo stesso dubbio, e nonostante l’attuale scarsezza di evidenze, concordano che una maggiore concentrazione sulle fasi che precedono la fase puramente tecnica della procedura permette di evitare quello che sarebbe un controsenso concettuale: generare ipossia per effettuare una manovra che attraverso il controllo avanzato delle vie aeree si pone l’obiettivo di migliorare l’ossigenazione!

Sta quindi emergendo il concetto di “delay” nell’intubazione farmacologicamente assistita per permettere una fase di preossigenazione adeguata.

Ecco i concetti che ne fondano le basi razionali e fisiologiche:

  • La somministrazione di O2 ad alti flussi ed ad alte concentrazioni permette il mantenimento di una adeguata SaO2 anche durante le successive fasi di apnea in cui il paziente non è attivamente ventilato, per il fenomeno di diffusione passiva dell’ossigeno attraverso l’interfaccia alveolo capillare (1,2,3,4).
  • La SaO2 pre procedura non dovrebbe mai scendere sotto il 98%.
  • Una SaO2 inferiore al 90% predispone il paziente ad una grave desaturazine durante la fase di apnea pre ed intraprocedura.

I device che abbiamo a disposizione per ottenere una preossigenazione adeguata sono:

  • Maschera O2 con resrvoir
  • Va e vieni- maschera
  • Pallone di ambu-maschera

Quello più adatto è dettato dalle condizioni cliniche del paziente ed è legato al raggiungimento del target di SaO2.

Alcuni accorgimenti pratici aiutano comunque a raggiungere questo target:

  • L’aggiunta di una PEEP  da 5 a 15 cmH2O(in emergenza territoriale mediante valvole PEEP da applicare al pallone di Ambu per esempio) recluta gli alveoli e favorisce l’ossigenazione nei pazienti a rischio ipossico (5,6,7).
  • La posizione migliore per il paziente è con il capo elevato di 20 gradi circa quando possibile (in caso di trauma paziente supino od in leggero Trendelemburg) (5,6,7).
  • Dopo la fase di preossigenazione e durante la procedura è utile mantenere un flusso costante di O2 mediante occhialini nasali. Questo permetterà di avere un lasso di tempo maggiore di “safe apnea” in cui la SaO2 si manterrà costantemente sopra i livelli di sicurezza.
  • Quando è necessario usare un sitema pallone maschera la frequenza delle ventilazioni non deve essere superiore all 10/min (con basso volume corrente) in quanto una frequenza maggiore non aumenterebbe l’ossigenazione ed esporrebbe il paziente al rischio di vomito per distensione gastrica.

La fase di preossigenazione è  anche tempo guadagnato per la cura di aspetti altrimenti facilmente trascurati come la preparazione dell’attrezzatura, il posizionamento del paziente, il controllo che tuti i farmaci siano rapidamente disponibili, la sicurezza di avere a portata di mano il piano B e C in caso di fallimento del passaggio del tubo OT al primo tentativo.

La DSI e il grande margine di normossia guadagnato permette, in caso di tentativi multipli di gestione della via aerea diffcicile, di non uscire mai dalla “green zone” della normossia (o di rientrarci rapidamente) con minore impatto fisiologico sulla clinica del paziente critico.

Quindi non più RSI come tentativo arruffato e frettoloso di IOT, ma la fase di sedazione seguita da un’adeguata preossigenzaione e poi la paralisi a l’IOT.

Ne deriva una DSI (Delayed sequence intubation) con minore impatto fisiologico sul paziente e maggiore sicurezza per l’operatore.

Ecco quindi la proposta per una DSI in fase preospedaliera:

Delayed Sequence Intubation protocol

References:

  1. Teller L, Alexander C, Frumin J, Gross J. Pharyngeal insufflation of oxygen prevents arterial desaturation during apnea. Anesthesiology 1988; 69: 980–2.
  2. Baraka A, Salem MR, Joseph N. Critical hemoglobin desaturation can be delayed by apneicdiffusion oxygenation. Anesthesiology 1999; 90: 332–3.
  3. Taha SK, Siddik-Sayyid S, El-Khatib MF, Dagher CM, Hakki M, Baraka AS. Nasopharyngealoxygen insufflation following preoxygenation by the four deep breath technique. Anaesthesia 2006:61: 427–30.
  4. Ramachandran SK, et al. Apneic oxygenation during prolonged laryngoscopy in obese patients:a randomised, controlled trial of nasal oxygen administration. J Clin Anesth. 2010 May;22(3):164-8.
  5. Scott D. Weingart, MD, Richard M. Levitan, MD Preoxygenation and Prevention of Desaturation During Emergency Airway Management
  6. Preoxygenation in critically ill patients requiring emergency tracheal intubation.
  7. Noninvasive ventilation improves preoxygenation before intubation of hypoxic patients.

New AHA/ASA Guidelines on Stroke: no news and doubts….remains the same!

4 Feb

Nothing new under the sun for Stroke treatment!

AHA/ASA Stroke Guidelnes 2013 show no changes respect 2007 AHA Stroke Guidelines and 2009  Science Advisory From the Expansion of the Time Window for Treatment of Acute Ischemic Stroke

Intravenous thrombolysis with r-tPA remains indicated for patients with additional exclusion criteria within 3 and 4,5 hours based on ECASS3 trial.

In this time frame the treatment with r-tPA is still considered “off-label” (Food and Drug Administration has declined to extend the label).

Still no clear indication for  treatment with Intraarterial Thrombolysis. New trials are expected to be out in late spring 2013.

So still doubts and a question about IST 3 Study:”The benefits and harms of intravenous thrombolysis with recombinant tissue plasminogen”

His conclusions demonstrated adverse outcome on major endpoints for 3 to 4,5 hrs time window. 

New guidelines make no mention about this big and so expected trial and his findings!

References:

AHA/ASA Stroke Guidelnes 2013

AHA/ASA Stroke Guidelines 2013 Executive Summary

thennt Thrombolytics for stroke

Pubblicate le nuove linee guida AHA/ASA sul trattamento precoce dello Stroke: nessuna nuova ed ancora qulache dubbio!

4 Feb

Niente di nuovo sotto il sole dello stroke!

Le AHA/ASA Stroke Guidelnes 2013 non aggiungono niente di nuovo a quelle AHA Stroke Guidelines 2007 ed allo  Science Advisory From the Expansion of the Time Window for Treatment of Acute Ischemic Stroke

In particolare il trattamento trombolitico viene mantenuto raccomandato per pazienti selezionati (criteri di esclusione aggiuntivi rispetto alle 3 ore) tra le 3 e le 4,5 ore in base alle conclusioni dell’ECASS 3.

La somministrazione di r-tPA in questa finestra temporale rimane comunque “off-label” in quanto la FDA non ha ravvisato sufficenti le evidenze scientifiche per aggiornarne le indicazioni.

Nessuna chiara indicazione per il trattamento locoregionale in attesa di nuovi trial (tuttora in corso).

Ancora molti i dubbi ed una domanda:

Che fine hanno fatto le conclusioni del IST 3 Study “The benefits and harms of intravenous thrombolysis with recombinant tissue plasminogen” tanto attese quanto controverse (è lo studio maggiormente “potenziato” sull’uso del r-tPA) che proprio nel periodo 3-4,5 ore dimostravano le peggiori performance del r-tPA?

References:

AHA/ASA Stroke Guidelnes 2013

AHA/ASA Stroke Guidelines 2013 Executive Summary

Per approfondire:

Lo strano caso del trombolitico nello stroke ischemico

thennt Thrombolytics for stroke

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